Aereo russo si schianta nel Sinai. Stava riportando a San Pietroburgo 217 turisti di ritorno dalle vacanze a Sharm el Sheikh. Tutti morti insieme ai due piloti e ai cinque membri dell’equipaggio. Ed è subito «giallo». Perché alle 3.51, quando il volo 7K9268 della compagnia russa Metrojet/Kolavia scompare dai radar dei controllori di volo egiziani, c’è chi dice di averlo visto entrare nei cieli della Turchia. Gli uomini-radar di Larnaca, che invece lo hanno chiamato per «prenderlo in consegna» durante il sorvolo di Cipro, sostengono di non aver ricevuto risposte. E lanciano l’allarme. Sono passati 23 minuti dal decollo. L’Airbus A321 è precipitato sulle montagne a 35 chilometri da Al Arish dopo essere sceso di quota da 10mila a seimila metri di altitudine. Poco prima il jet, targato EI-ETJ e registrato in Irlanda, aveva chiesto alle autorità egiziane di cambiare rotta e atterrare a Il Cairo per un «malfunzionamento tecnico». Non ce n’è stato il tempo. Il comandante Velary Nemov non è riuscito neppure a raggiungere il vicino scalo di Al Arish. «Mentre cadeva - hanno raccontato alcuni testimoni ai giornali egiziani - stava andando a fuoco». Quando i soccorritori l’hanno trovato il velivolo si era spezzato in due. Sulla parte posteriore c’erano tracce di un incendio. Nella sezione rimasta attaccata alla cabina di pilotaggio in un primo momento si erano sentite grida di aiuto e così erano state inviate sul posto una cinquantina di ambulanze e l’esercito. Purtroppo quando i passeggeri sono stati estratti dalle lamiere erano tutti morti. A bordo, oltre ai russi che avevano prenotato la vacanza nel Mar Rosso con il tour operator Brisco, c’erano un bielorusso e due ucraini. Diciassette i bambini in viaggio. La prima ipotesi avanzata per giustificare l’incidente è stata quella di un missile lanciato da una delle tante fazioni ribelli che, dopo l’arresto nel 2013 dell’ex presidente Mohamad Morsi per alto tradimento (e la condanna a morte ancora non eseguita), mettono a segno attentati nel Sinai. Ipotesi poi accantonata. «Il jet volava troppo alto per essere colpito», ha affermato il premier egiziano Ismail Sherif. I piloti avevano denunciato problemi a un motore. «Nell’ultima settimana l’aereo aveva richiesto più volte assistenza: uno dei motori non si avviava», hanno confermato dallo scalo di Sharm El Sheikh. A chiarire la questione saranno le scatole nere, già recuperate. Il Comitato investigativo federale russo ha aperto un’inchiesta sulla compagnia Kolavia, che dopo le difficoltà economiche del 2012, ha cambiato marchio divenendo Metrojet. L’accusa è quella di aver «violato le normative sui voli e sui preparativi» e «negligenze riguardo il piano della sicurezza». In serata la polizia russa ha effettuato perquisizioni e sequestrato documenti negli uffici della low cost nello scalo moscovita Domodedovo e presso il quartiere generale a Surgut, in Siberia. L’agenzia federale dei Trasporti Rostransnadzor ha fatto sapere che durante l’ispezione alla Metrojet nel marzo 2014 erano state rinvenute delle violazioni. Indagini sono in corso anche a Samara, dove l’Airbus aveva effettuato rifornimento dopo aver riportato a casa altri turisti da Sharm El Sheikh. Da Samara era decollato alle 11.10 e pare fossero stati registrati inconvenienti ai motori proprio durante il rifornimento di cherosene. Quattro ore dopo era atterrato nel Mar Rosso per rimanere inspiegabilmente fermo dodici ore. Air France e Lufthansa, per precauzione, ora eviteranno di sorvolare il Sinai.
Airbus russo precipita nel Sinai
Il volo della Metrojet ha perso quota dopo il decollo da Sharm El Sheikh Per le autorità un’avaria ai motori: 224 morti. Andavano a San Pietroburgo
