Concorso in resistenza aggravata a pubblico ufficiale, lesioni, porto di oggetti atti ad offendere, utilizzo di casco in occasione di manifestazioni in luogo pubblico. Per 9 degli attivisti di Casapound, schierati insieme ai cittadini di Casale San Nicola contro il centro di accoglienza immigrati, il conto da pagare per gli scontri di luglio scorso ha il sapore di una pena esemplare. Delle misure cautelari, emesse dal gip Giovanni Giorgianni su richiesta del sostituto procuratore Eugenio Albamonte, sei sono arresti domiciliari, tre obblighi di firma. «Tutto quello che ci è successo nella nostra storia ci ha reso migliori, più forti, più agguerriti – ha postato ieri sulla propria pagina Facebook Gianluca Iannone, leader di Cpi - questa volta non sarà da meno. Senape, Andrea, Lollo, Fabietto, Damiano, Roscio, Patata, Nicotina, Davide: liberi subito!». Tantissime le reazioni sui social network da parte degli esponenti di Casapound e la solidarietà manifestata ai destinatari dei provvedimenti. «Chi difende l’Italia va in galera, chi devasta Milano e sputa sul tricolore, la sera stessa cena al ristorante etnico e dorme a casa di papà», ha twittato Simone Di Stefano. «Continueremo sempre a sostenere i comitati di quartiere laddove si formino per limitare la realizzazione di nuovi centri d’accoglienza sul territorio – ribadisce il vicepresidente di Cpi - Le violenti proteste dei militanti di sinistra, lo sfacelo a Milano non sono mai stati puniti come è successo con noi». «Colpevoli di difendere l’Italia e gli italiani - commenta il leader di CasaPound Italia Gianluca Iannone - Siamo di fronte a un’operazione di polizia politica, ad arresti liberticidi. I filmati parlano chiaro, non c’è stata alcuna sassaiola e nessuno era armato – aggiunge - Paghiamo per aver difeso le donne e gli anziani del quartiere dalle manganellate della polizia, per aver appoggiato il presidio dei cittadini che si sono rivolti a noi contro il business dell’immigrazione. Il messaggio che ci hanno voluto lanciare è stato chiaro: arriveranno nuovi centri di accoglienza, state buoni altrimenti vi arrestiamo tutti». Discordanti, a tratti opposte, le ricostruzioni dei fatti dei poliziotti, in servizio a Casale San Nicola, e degli attivisti di Casapound impegnati al fianco dei residenti. «Un’energica protesta – l’ha definita la Questura - durante la quale 3 attivisti hanno aggredito un operatore del Reparto Mobile della Polizia». «Donne trascinate via a braccia per ordine di chi ha gestito ad arte l’ordine pubblico per provocare gli scontri», controbatte Casapound. «Se amare l’Italia è un reato, allora arrestateci tutti perché non ci fermeremo», il proclama di Iannone. «A Ostia per aver difeso una donna dallo sfratto – racconta Luca Marsella, Cpi litorale - siamo stati denunciati in sei per resistenza a pubblico ufficiale».
"Chi difende l’Italia va in galera"
Gli esponenti di Casapound accusano: per lo sfacelo a Milano nessuno fu punito
