La tensione sui confini marittimi cinesi si è intensificata nei giorni scorsi dopo l’incursione nelle acque territoriali delle isole Spratly, rivendicate dalla Cina sulle Filippine, della nave militare statunitense Uss Lassen, che ha provocato la reazione sdegnata di Pechino. A distanza di tre giorni dall’episodio, i toni delle polemiche sono ancora molto alti. Se gli Stati Uniti continueranno nei loro «atti provocatori», ha dichiarato ieri la Marina cinese, ci sarà il rischio di «un incidente minore che scateni una guerra». Il deteriorarsi della situazione nel Mare Cinese Meridionale è stato oggetto l’altro ieri anche di una videoconferenza di un’ora tra alti funzionari delle marine di Cina e Stati Uniti in cui le due parti hanno convenuto di mantenere il dialogo sulla situazione, anche se nessuna delle due ha fatto passi indietro rispetto alle precedenti posizioni: la Cina continua a condannare il gesto di Washington, che invece lo difende invocando la libertà di navigazione e conferma che ne seguiranno altri dello stesso tipo in futuro. Le dispute di sovranità nel Mare Cinese Meridionale saranno tra gli argomenti di discussione del prossimo viaggio in Vietnam del presidente cinese, Xi Jinping, il 5 e 6 novembre. Intanto la Cina si è opposta alla decisione del Tribunale dell’Aia di accogliere la richiesta presentata l’anno scorso dalle Filippine di esaminare le rivendicazioni territoriali cinesi nel Mare Cinese Meridionale. La decisione è «nulla e vuota», ha detto il ministero degli Esteri di Pechino.
Altolà della Cina agli Usa: stop provocazioni
La tensione sui confini marittimi cinesi si è intensificata nei giorni scorsi dopo l’incursione nelle acque territoriali delle isole Spratly, rivendicate dalla Cina sulle Filippine, della nave...
