Livelli di rabbia molto antichi, assolutamente precedenti all’evento scatenante di per sé futile (il rimprovero per il rendimento scolastico e la proibizione del cellulare) e un rapporto madre-figlia profondamente conflittuale. Sarebbe questa la motivazione che potrebbe spiegare il tragico gesto della 17enne arrestata con l’accusa di aver ucciso la madre di 44 anni nel maggio scorso. Per lo psichiatra Federico Tonioni, responsabile dell’ambulatorio per la dipendenza da Internet del Policlinico Gemelli di Roma dietro questa vicenda gravissima «non vi é e non vi può essere un problema di dipendenza da internet». La motivazione del gesto, scatenato da una punizione della madre dovuta al cattivo rendimento scolastico, va di certo ricercata «in livelli affettivi conflittuali più profondi e complessi» continua l’esperto. Ad armare la ragazza «è stata presumibilmente una rabbia magari a lungo trattenuta» ma è da «escludersi un qualsiasi problema di internet-dipendenza». «È luogo comune - precisa Tonioni - pensare che le dipendenze siano comunque patologiche ma la crescita è di per sé un lento liberarsi da tante dipendenze sane, verso il raggiungimento di una progressiva autonomia», che viene favorita dalla fiducia del genitore verso il figlio adolescente. Per il sociologo Antonio Marziale, presidente dell’Osservatorio sui Diritti dei Minori «desta raccapriccio e sgomento la notizia di una figlia 17enne accusata di avere freddamente ucciso la propria madre, ma per amor del cielo - dice - si evitino adesso psicosi dietro le quali trincerarsi per venir meno ulteriormente all’esercizio della genitorialità».
Gli esperti
Per Tonioni una rabbia antica «Non è dipendenza da internet»