Attualità

Il Pd mette fuorilegge i souvenir fascisti

Tre deputati presentano una proposta di legge per modificare la legge Scelba. Chi vende oggetti o immagini di questo tipo rischia fino a due anni di carcere

«Il fenomeno della vendita di oggetti riportanti simbologie o immagini del disciolto regime fascista ha raggiunto proporzioni e livelli ormai inaccettabili – si è scandalizzato proprio Tiziano Arlotti – Vi sono esercizi commerciali, cresciuti numericamente nel corso del tempo, spesso dotati di regolare licenza commerciale, nei quali vengono quotidianamente e impunemente venduti accendini, magliette, bottiglie di vino e altri innumerevoli oggetti che si richiamano attraverso immagini e simbologie al disciolto partito fascista. Il volume di affari che ruota intorno a tali prodotti ha raggiunto proporzioni sempre più consistenti». E per dare forza al suo ragionamento ha ricordato il caso dei due turisti americani di fede ebraica che a Rimini erano rimasti scandalizzati dalla vetrina di un negozio di souvenir in cui si mettevano in vendita bottiglie con l’effigie di Mussolini o di Hitler, apprendendo che tale vendita è nel nostro paese del tutto legale. All’epoca a favore del divieto si schierò anche il sindaco di Rimini, Gnassi, con il sostegno dell’Associazione Nazionale Partigiani. «La proposta di legge – ha spiegato ancora Arlotti – ha l’obiettivo di integrare la legge 645 del 20 giugno 1952, la cosiddetta Legge Scelba, che attua la XII disposizione transitoria della Costituzione che vieta la riorganizzazione sotto qualsiasi forma del disciolto partito fascista. Proponiamo di introdurre un nuovo comma all’articolo 4, che stabilisca che chiunque produce, distribuisce, diffonde o vende direttamente o attraverso qualsiasi modalità, anche telematica, beni mobili raffiguranti immagini o simbologie che si richiamano all’ideologia fascista o nazi-fascista commette reato di apologia di fascismo, ed è assoggettato alla stessa pena prevista dal comma 1 per questo reato, ossia la reclusione da sei mesi a due anni e alla multa da 206 a 516 euro». «Non è possibile continuare a derubricare ad una questione di "folklore" – è la conclusione – ciò che in altri Paesi è considerato un oltraggio».

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