In un Paese che ormai ragiona con la pancia, la notizia ha provocato la solita contrapposizione ideologica fra «colpevolisti» e «innocentisti», in questo caso vegetariani (o peggio, vegani) e onnivori. E la notizia è che la carne rossa e quella insaccata fanno male, anzi possono provocare il cancro, in particolare quello al colon. Una cosa che gli amanti della cucina veg sostengono da sempre e gli adoratori della bistecca negano recisamente da altrettanto tempo. Ora arriva l’Organizzazione mondiale della sanità a dare un contributo alla discussione, ma non a stabilire chi abbia ragione. Anzi. Probabilmente le polemiche saranno più feroci, perché il rapporto dell’agenzia per la ricerca sul cancro dell’Oms insinua più dubbi di quante certezze fornisca. E gli autori sono stati costretti spesso a mettere i puntini sulle «i». Ad esempio, anche se il rapporto si basa su oltre 800 studi e le carni rosse e conservate (come gli insaccati e gli affumicati) sono state inserite nello stesso elenco del tabacco e dell’amianto e di altre 113 sostanze, questo non significa che queste sostanze siano cancerogene nella stessa misura. L’inserimento, dunque, sembra avere soprattutto uno scopo preventivo. «Considerato il gran numero di persone che consuma carne insaccata, l’impatto globale sull’incidenza di carne è importante per la salute pubblica», spiega Kurt Straif, responsabile del Programma Monografie della Iarc. «Il gruppo di lavoro - si legge nell'articolo dell'agenzia tumori dell'Oms publicato su Lancet - ha classificato il consumo di carne lavorata come "cancerogena per esseri umani" (Gruppo 1) sulla base di sufficienti evidenze per il cancro al colon-retto». Mentre il consumo di carne rossa è stato inserito «nel Gruppo 2A, che comprende cancerogeni «probabili per l'uomo», e conta al momento circa 70 agenti, perché associata al cancro al colon-retto, al pancreas e alla prostata». Secondo l'agenzia, esiste «una forte evidenza meccanicistica» che sostiene un effetto cancerogeno della carne rossa. Ma qui si fermano le certezze. Il paragaone con sigarette e altri cancerogeni accertati non regge. Secondo le più recenti stime del rapporto, ogni anno sono 34mila i decessi per cancro imputabili a una dieta ricca di carne, contro un milione di vittime imputabili al tabacco e 600mila al consumo di alcool. Per il presidente dell'associazione italiana degli oncologi (Aiom), Carmine Pinto, gli insaccati sono stati inseriti nella «lista nera» a causa dei conservanti che contengono, soprattuto nitrati e nitriti. Ma va detto che «si tratta in gran parte di studi vecchi, oggi si usano molto meno questi conservanti tossici», avverte Pinto. Mentre la carne rossa «è messa tra i "probabili" elementi cancerogeni, perché ancora non c'è una certezza sugli studi epidemiologici. Poi ovviamente dipende dalla quantità».
Ecco le carni a rischio tumori
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