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Carne e tumori, il Codacons presenta un esposto al ministro della Salute

I produttori del settore: "Questo è allarmismo ingiustificato"

Carne e tumori, il Codacons presenta un esposto al ministro della Salute

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Dopo l'allarme lanciato dall'Oms, il Codacons ha deciso di presentare una istanza urgente al ministero della Salute e un esposto al pm di Torino, Raffaele Guariniello, affinché siano valutate misure a tutela della salute umana. «Le risultanze dell'Oms non lasciano spazio a dubbi, ed individuano le carni lavorate tra le sostanze cancerogene al pari di fumo e benzene» ( in realtà non è così Ndr ), afferma spiega Carlo Rienzi, presidente del Codacons. «Il principio di precauzione - aggiunge Rienzi - impone in questi casi l'adozione di misure anche drastiche, considerando la salute umana prioritaria a qualsiasi altro interesse. Per tale motivo - aggiunge - chiediamo al ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, di valutare i provvedimenti da adottare a tutela della popolazione, compresa la sospensione della vendita per quei prodotti che l'Oms certifica come cancerogeni. Analogo esposto viene inviato oggi dal Codacons al pm di Torino, Raffaele Guariniello, che già in passato ha aperto importanti inchieste sul fronte dell'alimentazione e della salute».

Ma, secondo l’Assicarni, gli italiani consumano carni e salumi molto al di sotto della soglia-rischio per la salute. «Le quantità indicate dallo studio (100 grammi al giorno per la carne rossa e 50 grammi al giorno per quella trasformata) come condizione per un aumento comunque modesto del rischio sono molto più alte del consumo tipico del nostro Paese. Gli italiani mangiano in media due volte la settimana 100 grammi di carne rossa (e non tutti i giorni) e solo 25 grammi al giorno di carne trasformata. Il dato IARC - spiega una nota Assica-Assocarni - è quindi superiore al doppio della media del consumo in Italia».

L’associazione fa notare che «i fattori che rappresenterebbero un rischio per la salute (presenza di grasso e abbondanza di additivi nei prodotti trasformati) non sono certo propri della produzione italiana di carni bovine e suine e dei prodotti di salumeria. Confidiamo - concludono - che non si crei un ingiustificato allarmismo che rischia di colpire uno dei settori chiave dell'agroalimentare italiano, che contribuisce a circa il 10-15% del prodotto interno lordo annuo, con un valore complessivo pari a circa 180 miliardi di euro. Di questi, circa 30 miliardi derivano dal settore delle carni e dei salumi, includendo sia la parte agricola che quella industriale. I settori considerati danno lavoro a circa 125.000 persone a cui va aggiunto l'indotto».

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