La missione italiana in Afghanistan proseguirà, a fianco degli Stati Uniti, probabilmente almeno per un altro anno. L'Italia, proprio in queste ore, rispondendo alla chiamata di Obama, potrebbe decidere di prolungare la permanenza a Kabul e Herat, dove attualmente si trovano 780 uomini della missione «Risolute Support», che dal 1 gennaio scorso ha sostituito «Isaf», con compiti di addestramento, consulenza e assistenza. Un'operazione no-combat, dunque, che ha come fine quello di formare l'esercito afghano. Ieri il premier Renzi, in un passaggio del suo discorso all'Università di Venezia, ha chiarito questo aspetto, spiegando che «se l'impegno americano in Afghanistan prosegue penso sia giusto anche da parte nostra ci sia un impegno. Stiamo ragionando sull'ipotesi di proseguire». Al fianco degli Stati Uniti, dunque, in una delle zone più difficili nel panorama geopolitico attuale in cui l'Italia è presente dal 2002 con più contingenti. Tra il 2011 e il 2012, i soldati italiani impegnati contemporaneamente in quattro task force nel paese, sono stati 4.500. E oggi, in base a quanto deciso in base ad una risoluzione dell’Onu, la 2189 dello scorso 12 dicembre, fortemente voluta dal nuovo presidente afghano Ghani, i nostri militari sono 780 (60 a Kabul e il resto a Herat), per un impegno finanziario di 160 milioni di euro, inseriti nel decreto missioni. Solo negli ultimi tre mesi la presenza ad Herat è costata 58 milioni. La decisione se restare in Afghanistan, però, è una partita tutta politica. La nostra Difesa, infatti, al momento non avrebbe ricevuto alcun nuovo ordine e pertanto la missione dovrebbe concludersi a dicembre. A novembre, inoltre, è atteso un report (già previsto) in base al quale se ne valuterà l'esito. Se Renzi vorrà seguire Obama, che ha annunciato di voler fermare il ritiro del contingente dal Paese e che dal 2017 passerà dagli attuali 9800 uomini a 5500 unità, sarà però costretto a passare dal Parlamento, come qualcuno gli ha già ricordato: «Il presidente del Consiglio dei ministri protempore Renzi non può decidere su una ulteriore permanenza dei nostri militari in Afghanistan senza passare per le Aule del Parlamento. Lo sappia» ha detto Arturo Scotto, capogruppo dei deputati di Sinistra ecologia libertà. E poi ci sono i Talebani che hanno già inviato minacce agli Stati Uniti, all'indomani delle dichiarazioni del presidente Obama. La volontà dei terroristi è quella di continuare la battaglia contro le forze straniere in Afghanistan con un'escalation di attacchi contro obiettivi Usa. «Entrare in Afghanistan è stata una loro decisione. Il nostro intrepido jihad li ha in parte costretti ad andarsene. Continueremo così fin quando l'ultima persona non avrà lasciato il Paese - ha detto Zabihullah Mujahid, portavoce dei Talebani alla tv satellitare al-Jazeera, dopo che Obama ha annunciato un ulteriore rallentamento del ritiro Usa dall'Afghanistan - Continueremo a lottare con vigore anche dopo oltre dieci anni di invasione». Una dichiarazione di intenti chiara quella dei Talebani, che tengono a sottolineare come la presenza «delle truppe americane in Afghanistan non può in alcun modo rallentare il rapido corso del nostro jihad e della nostra battaglia» e che «l'insistenza sulla politica di conflitto da parte di funzionari americani aggrava solo» la situazione in Afghanistan e nella regione.
I soldati italiani restano in Afghanistan
Il ritiro dei 780 militari ancora a Kabul e Herat era previsto a dicembre Renzi: «La missione può continuare, valutiamo se rimanere un altro anno»
