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«Bruxelles ci detta mille regole ma col Salento ha tentennato»

Michele De Feudis «La Xylella sta mettendo a dura prova il settore olivicolo pugliese ma non bisogna demordere: la Puglia ha bisogno di futuro, anche grazie agli ulivi»: è puntuale nell’analisi...

«La Xylella sta mettendo a dura prova il settore olivicolo pugliese ma non bisogna demordere: la Puglia ha bisogno di futuro, anche grazie agli ulivi»: è puntuale nell’analisi della crisi per la peste degli ulivi Angelo Corsetti, direttore di Coldiretti Puglia. «Bisogna impegnarsi per garantire risarcimenti più cospicui agli imprenditori che sradicheranno gli alberi malati ed essere pronti a dare vita nel Salento ad un innovativo laboratorio dove si studi la resistenza con l’impianto di olivo, ad esempio il leccino». Quanto territorio pugliese finora è infestato dalla Xylella fastidiosa? «Risulta colpita l’intera provincia di Lecce. Ed è stata individuata un’area cuscinetto di venti chilometri, nel brindisino, dove va contenuto e arginato il contagio verso il nord». Quali effetti ci sono stati sulla produzione e sulla commercializzazione dell’oro verde pugliese? Abbiamo aree di profonda crisi, a Racale o Gallipoli, con un pesante declino della produzione e frantoi che non hanno nemmeno aperto. Non c’è un’evidenza scientifica dei tempi con cui si manifesta la malattia. Nelle aree salentine ci sono numerosi uliveti secchi». A che punto sono gli studi per debellare il batterio? «Ci sono stadi di avanzamento ma non un metodo per mettere all’interno della pianta la medicina che ferma l’azione della Xylella. Le priorità sono stoppare la diffusione della malattia combattendo la mosca sputacchina, vettore del contagio; e curare la pianta attraverso le concimazioni organiche biologiche o di natura chimica». Anche in California si è manifestata la Xylella. «Nemmeno gli americani, che hanno speso cento milioni di dollari, hanno trovato la soluzione: lì è stata attaccata la vite, mentre da noi sono falcidiati gli ulivi, che hanno una storia senza eguali al mondo». Che errori sono stati commessi? «Purtroppo lo scorso anno è arrivato da Bruxelles un orientamento facoltativo per evitare la riproduzione della sputacchina, e così si è persa una stagione per combattere la malattia. C’è grande amarezza per una Europa che ci detta mille regole dal punto di vista sanitario ma in questa vicenda ha tentennato. Nelle importazioni di piante dal Sud America, l’Ue ha bloccato solo quelle di barbatelle da vino e agrumi, mentre piante ornamentali da caffè del Costa Rica sono arrivate senza problemi infette in Puglia. La Regione ha affrontato la situazione nell’immediato, ma è mancata una cabina di regia per spiegare questo dramma agli operatori». Poi ci sono i ricorsi amministrativi di chi non vuole tagliare gli alberi. «Bisogna rispettare le leggi nazionali ed europee. Se non applichiamo il piano del commissario governativo c’è il rischio di bloccare tutta la filiera dei vivai».

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