Ora la ’ndrangheta ha le "ali" spezzate. I "padrini" calabresi che negli Usa - a New York, nel Queens - erano arrivati a gestire il traffico di droga scalzando la mafia siciliana, da ieri hanno perso i loro interlocutori centroamericani del Costa Rica. Una vasta operazione di polizia tra investigatori italiani e d’Oltreoceano ha portato alla cattura di sette persone di San José, e al sequestro di 3.200 chili di sostanza stupefacente. Il blitz è stato coordinato dalla Procura di Reggio Calabria, portato a termine da Servizio centrale operativo e Fiscalia Adjunta contra la Delincuencia Organizada del Costa Rica. Gli arresti chiudono un grosso segmento d’indagine. I provvedimenti sono considerati un colpo pesante inferto al crimine organizzato "Made in Italy". Stando alle carte, da un ristorante newyorkese, il gestore Gregorio Gigliotti (con la moglie Eleonora e il figlio Angelo) avrebbe fatto la testa di ponte di un vasto traffico di cocaina, diretto in perfetta sintonia con le volontà dei clan della fascia Reggina-Jonica. I carichi viaggiavano nei container di ditte di frutta ritenute di copertura: Fresh Farm produce export, Laquista food corporation e Tropifrut. Un primo round investigativo era stato concluso nel maggio scorso, con il fermo di 13 sospetti calabresi, tre compaesani negli Usa e altri 23 indagati. I poliziotti avevano spiegato che all’operazione "Columbus" (nome che nasce dallo scopritore delle Americhe Cristoforo Colombo), ne sarebbe seguita un’altra. E ieri è stata la volta di "Colombus 2". In Costa Rica, nel settembre 2014 la polizia ha seguito gli spostamenti dei corrieri che sarebbero stati ingaggiati da Gigliotti. E così si sarebbe arrivati a individuare i broker del Centro America.
Scovati i complici americani della ’ndrangheta
Ora la ’ndrangheta ha le "ali" spezzate. I "padrini" calabresi che negli Usa - a New York, nel Queens - erano arrivati a gestire il traffico di droga scalzando la mafia siciliana, da ieri hanno...
