«Speriamo che gli facciano fare il suo lavoro». Antonio Matricardi, vicepresidente dell’associazione Papà separati di Roma interviene sulla consapevolezza di cosa significhi sposarsi in Chiesa, uno dei temi cruciali del Sinodo in corso nella Capitale, e sulla conseguente discussione controversa riguardante l’ipotesi di concedere la comunione ad alcune coppie di divorziati risposati. «E’ un’apertura voluta dal Santo Padre alla nostra realtà che ha un valore sociale importante, rappresenta una buona parte del nostro mondo associativo che considera di prim’ordine l’unione col proprio partner fondata sul matrimonio. La riflessione che chiediamo sono i fatti concreti a monte, centri di ascolto reali, anche per il fatto che c’è stato ritardo da parte della Chiesa - lo dico con molto rispetto dell’istituzione - in un periodo comunque di crescita delle separazioni nel nostro Paese». La legge, dunque, come una presa di coscienza della Chiesa? «Come un rendersi conto di situazioni drammatiche che coinvolgono figli, genitori, famiglie d’origine, e chi è cattolico a maggior ragione sa cosa vuol dire. Rivalutando anche il nostro ruolo di padri separati, che molte volte siamo i più penalizzati». Lo step successivo quale potrà essere? «Insistere sulla consapevolezza dei futuri genitori. Ma il riconoscimento è di certo un segnale importante che il Vaticano ci ha dato, è una Chiesa che scende dal pulpito e prende coscienza che c’è gente che crede e si sente esclusa da essa anche se può aver sbagliato o aver avuto a che fare con il fallimento di un’unione. Perché poi, nella maggior parte dei casi, c’è in mezzo il ruolo dei figli che è sintomatico». E’ pure un segno di rinnovamento. «La Chiesa non può non dare accoglienza: è questo che ha fatto capire Papa Bergoglio con le sue azioni, e che la comunione non si può negare. E’ accettare persone in difficoltà che hanno commesso degli errori». Sul tema annullamento che dice? «Che non possono esserci sposi di serie A e sposi di serie B. Ma anche qui il Pontefice sta andando verso la linea di un maggior rigore che mi trova d’accordo. Sono necessarie logiche più attente che possano rendere accessibile a tutti senza distinzione, non solo a chi può permetterselo, l’ipotesi annullatoria. Sono convinto che si prosegua su questa strada».
"Non possono esserci sposi di serie A e di serie B"
Il vice presidente dell'associazione papà separati
