Attualità

"Comunione un palliativo se non c’è l’accoglienza"

Parla il leader delle Famiglie separate cristiane

«Quanti separati ci sono al Sinodo? Chi farà l’accoglienza dei separati? Le stesse persone che fino adesso non li hanno accolti?» si chiede Ernesto Emanuele, presidente dell’associazione «Famiglie separate cristiane». Milanese ma di origini emiliane, separato da 27 anni, tre figli adulti, cattolico, non nasconde la sua contrarietà all’apertura, «comunque apprezzabile», della Chiesa verso quella che definisce «la realtà dei separati».     Inutile chiederle se pensa che la nuova posizione di ìrinnovamento” del Vaticano sarà fruttuosa.. «Prenda il documento "Familiaris Consortio" del 1981, al paragrafo 84 dice che "i separati devono essere accolti con immediata sollecitudine". Era il 1981, lo ribadisco. E se non hanno ascoltato Giovanni Paolo II come non si può essere scettici sul fatto che a distanza di tempo non si continui su questa strada? Sarà sempre la solita storia».     E cioè? «Frasi fatte e poi chi li ha visti?»     Come se ne esce? «Solo se le persone che dovranno accogliere i separati verranno degnamente formate. Il problema non è la comunione, ma la non accoglienza. Fino al 2000 c’è stato il nulla nei nostri confronti, più tardi si sono visti alcuni interventi non coordinati, i fai-da-te diocesani. Ma per accogliere bisogna essere capaci, un sorriso a Messa la domenica avrebbe contato in molti casi più che un cercare solo le pecorelle smarrite. La comunione è il tappetino di velluto se a mancare è l’ascolto a tutti i livelli».     Cosa si aspetta da Papa Francesco? «Che formi una chiesa accogliente. Finora è stata troppo pelosa. Papa Paolo VI ha detto che "l’uomo di oggi ascolta più volentieri i testimoni dei maestri e ascolta i maestri se sono anche testimoni". Mi chiedo: che senso ha portare la testimonianza di una coppia regolare ai separati? Ma loro lo sanno cosa vuol dire avere a che fare con gli investigatori, i weekend lontani dai figli, i figli piccoli che osservano basiti papà e mamma a Messa che non possono ricevere l’Ostia, poi pure la complessità di dar loro risposte adeguate e via discorrendo?».     La commovente storia del bimbo che ha spezzato l’ostia per darne una parte al papà dove condurrà? «Bisogna cominciare a muoversi e dò atto a Papa Bergoglio che si sta muovendo tanto. Poi io sono uno che crede fino in fondo e dico che la Chiesa ha sempre assistenza dall’alto».

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