Attualità

Roma, il buco nell’acqua delle previsioni

Solo panico e disagi dopo l'allerta ma sulla città non è piovuto LEGGI ANCHE Ci hanno terrorizzato poi non è successo nulla

«Il tempo è imprevedibile» è il titolo di una versione di greco basata su un racconto di Esopo. Ma è anche una realtà, una certezza che rappresenta la vittoria dell’incertezza. Il paradosso si manifesta, puntuale, ogni qual volta tentiamo di prevedere l’imprevedibile. Gli antichi facevano tesoro del «trend» climatico stagionale, traendone regole pratiche per la coltivazione dei campi e significativi collegamenti probabilistici studiando la successione di determinati fenomeni per formulare previsioni meteorologiche. Ma si trattava di tentativi che spesso, come direbbe Di Pietro, non «c’azzeccavano». Oggi, però, gli strumenti tecnologici a nostra disposizione sono molto più sofisticati dell’osservazione ad occhio nudo, della rilevazione del vento con un dito bagnato o dell’osservazione del comportamento di alcuni animali. Viviamo in una società che considera la scienza una religione. Per questo non concepiamo che il «dio della previsione» possa tradirci. E, quando accade, ci arrabbiamo nella misura in cui ci credevamo. Anche perché programmiamo le nostre esistenze su quelle che gli anglosassoni chiamano «forecast». Così è successo ieri nella Capitale del Belpaese. Martedì pomeriggio, nelle redazione dei giornali (e non solo) è giunto un «avviso di criticità» della Regione Lazio che «decretava» dalla mezzanotte e «per le successive 24-36 ore» il «codice rosso per rischio idrogeologico su Roma, Aniene, Bacini Costieri Sud e Bacino del Liri». Se il codice è rosso, in genere si prospetta, tra le altre cose, la chiusura «cautelare» degli istituti scolastici. Ma la nota pomeridiana non ne faceva menzione. Molte mamme (e qualche papà) hanno tirato un lungo sospiro di sollievo apprendendo la notizia. Ma non era ancora finita. Pochi minuti prima delle 21, la Protezione civile comunale «lanciava», attraverso le agenzie di stampa, un altro comunicato. Le prime righe erano rassicuranti e confermavano la scongiurata odissea per i genitori romani. Parlando di «condizioni climatiche avverse», «con precipitazioni copiose», il documento specificava che «i nidi comunali e le scuole materne comunali di Roma» sarebbero «comunque» rimasti «aperti». La fregatura era nelle parole successive: «In previsione di un peggioramento nel primo pomeriggio, si consiglia ove possibile alle famiglie di tenere i bambini a casa o di andarli a prendere prima della fine delle lezioni», recitavano con la «benedizione» congiunta di Sindaco «sottoMarino» e Prefetto. Nelle case capitoline è stato il panico. Chi lavorava il primo pomeriggio ha chiesto un permesso, chi aveva il dentista all’ora di pranzo l’ha rimandato. E in tanti non hanno mandato i figli in classe o li sono andati a prendere verso le 13.30, poco prima che scoppiasse l’annunciato finimondo. Le nuvole, sospinte da un vento beffardo, hanno invece snobbato Roma e all’«ora X» veleggiavano folte ma avare di pioggia in cielo. Più tardi, verso le 19, devastanti temporali si sono scatenati nel Lazio orientale e in Abruzzo. Sulla Città Eterna, neanche una goccia. Forse ai meteorologi converrebbe ignorare satelliti e correnti d’alta quota e tornare a osservare la natura dal basso. Come dice il proverbio, «Gatta che lava le orecchie, presto vuol piovere a secchie...».

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