Così come in passato avevano tuonato contro il limite dei mille euro all’uso del contante, i commercianti oggi invece non esultano per l’annunciato innalzamento di quel limite a 3 mila euro, fatto circa 24 ore fa dal premier Matteo Renzi. Una reazione un po’ a sorpesa che gli intervistati, commercianti del centro storico di Roma, invaso anche ieri dai turisti nonostante la pioggia, spiegano in questo modo: «Non sarà certo questo nuovo limite a far ripartire i consumi». Per carità, si affrettano a dire da più parti, male non fa, ma i provvedimenti per far circolare soldi dovrebbero essere decisamente altri. Insomma, la categoria sembra accettare la nuova sfida con un misto di indifferenza ma anche di sospetto e qualcuno si chiede «non è che Renzi sta già in campagna elettorale?» «Mi sembra tanto un provvedimento che fa fare i titoli ai giornali ma nella sostanza risolve ben poco – dice Roberto, che ha una gioielleria in via Frattina – sono finiti i tempi in cui il denaro circolava. In tutta la mattinata lei è la prima ad essere entrata nel negozio. Il problema è che i consumi sono ancora al palo e al di là degli annunci del Governo che dicono che l'Italia riparte, non sta ripartendo un bel niente». Scoraggiato anche Marco, che ha un negozio di abbigliamento in via del Corso: «Sinceramente a me non fa tanto la differenza. Mi sembrava sbagliato porre il limite a mille euro, mi sembra normale alzarlo un po’ se non altro perché da sempre veniamo descritti come una categoria che fa il nero quando invece non è così e comunque non sono certo i limiti a impedirlo. Chi è disonesto tale rimane anche se si vieta di pagare in contanti». C'è chi, dietro garanzia di anonimato, ci racconta come fanno certi commercianti ad aggirare il limite dei mille euro. «Fanno risultare la vendita non di un singolo pezzo per quella cifra ma almeno due o anche tre acquisti separati, così si aggira il divieto e se si vuole si fa comunque il nero». «Ormai il contante non esiste più – racconta Riccardo di un atelier alla moda in via Borgognona – cinesi, americani, russi, pagano con le carte di credito, con i bonifici o gli assegni. Il turista che viene a fare shopping con la valigetta dei contanti si vede soltanto nei film». La conferma arriva anche da Massimo, altro commerciante di vicolo Doria. «Da me gli stranieri pagano perfino una cravatta da 20 euro con la carta. Detto questo, meglio mettere il limite a 3 mila euro piuttosto che a mille perché è anche vero che è una questione psicologica, sembra che se spendi tanto stai facendo qualcosa di male. Con limiti e divieti i consumi si frenano, non si aiutano». Antonella, commessa in un negozio di piazza di Spagna, ha appena servito un turista giapponese che ha pagato una camicia 350 euro circa, in contanti. Dichiara di non poter parlare senza autorizzazione, ma poi alla fine ammette che qualche turista in passato si è presentato con contanti per pagare cifre superiori ai mille euro e quando gli è stato detto che non poteva farlo si è risentito ed è uscito dal negozio. Stessa ammissione, questa volta dichiarata, che fa la proprietaria della gioielleria Micarelli in via Frattina. «Premesso che non si vende più come si vendeva una volta è anche vero che i limiti non aiutano. Bene l’innalzamento della soglia dei contanti a 3 mila euro, ma io vorrei che togliessero anche l’obbligo, per acquisti superiore a 3600 euro, di dover chiedere al cliente il codice fiscale e altre informazioni personali che ci fanno svolgere un ruolo che non ci compete. Paghiamo già le tasse, abbiamo l’obbligo dello scontrino, spetta allo Stato controllare l’evasione e punire gli evasori, non possiamo fare noi da sentinelle al posto suo». Marianna, altra commerciante di abbigliamento femminile in centro, va oltre: «Se Renzi pensa che ci mettiamo a battere le mani per questo provvedimento sbaglia di grosso. Non è certo da criticare nel momento in cui il limite all’uso del contante sale a 3 mila euro, ma sembra un provvedimento ormai fuori dalla realtà. Pensi piuttosto a snellire la macchina burocratica e ad allentare i vincoli per la concessione di un credito. Migliaia di negozi chiudono ogni anno, gli affitti sono alle stelle, i veri problemi per chi gestisce un'attività commerciale sono sempre gli stessi e nessuno sembra davvero avere intenzione di risolverli». Insomma, se il premier pensava che la sua proposta poteva far tornare almeno un mezzo sorriso sulla bocca dei commercianti deve aver fatto male i conti.
Più cash per lo shopping? Serve altro per uscire dalla crisi
Accoglienza tiepida tra i negozianti di Roma
