Vivo, morto, ferito gravemente. Alla fine, però, risorge sempre. Dopo un anno e mezzo di attività come leader dello Stato islamico, Abu Bakr al-baghdadi non sarebbe stato ancora eliminato. E dire che ce la stanno mettendo proprio tutta, da più parti, per conquistare lo scalpo dell'uomo più ricercato al mondo. Il terribile «califfo nero», però, sembra proprio che riesca a farla sempre franca, beffandosi dei potenti raid della coalizione che colpiscono convogli e luoghi in cui dovrebbero svolgersi incontri con i suoi luogotenenti. Altre due volte, in seguito a bombardamenti mirati durante i quali sono morti alcuni personaggi importanti dell'establishment jihadista, è stata messa in dubbio la sorte di al-Baghdadi. Il califfo, però, in qualche modo è sempre ritornato a farsi sentire. La storia sembra simile a quella di Osama bin Laden, che molte volte nel corso degli anni è stato dato per morto. Persino dopo l'operazione segreta condotta dai Navy Seals, il 2 maggio 2011 ad Abbottabad, in seguito alla quale Gli Stati Uniti comunicarono di aver finalmente ucciso il leader di Al Qaeda, circolarono voci che lo davano per morto già nel 2005 per cause naturali. Tornando ai nostri giorni, dunque, la caccia all'uomo si ripete. Ieri, infatti, l'aeronautica militare irachena ha comunicato di aver «bombardato il convoglio del terrorista Abu Bakr al-Baghdadi, che era diretto a un incontro con comandanti del Daesh» (l'acronimo con cui in arabo viene indicato l'Isis, ndr). «È stato bombardato - prosegue la nota dell'esercito iracheno - anche il luogo della riunione e molti dei leader del gruppo sono rimasti uccisi o feriti". Riguardo la sorte del leader, i militari spiegano che "non si sa quale sia la sorte di al-Baghdadi, che è stato portato via da un veicolo. Le sue condizioni di salute non sono chiare. Nell'attacco -compiuto nella zona di al-Karabela- sono morti diversi importanti capi dell'organizzazione terrorista». Il raid è avvenuto nella provincia occidentale irachena di al-Anbar, non lontano dal confine con la Siria, e subito dopo la comunicazione dell'aeronautica irachena è partita la caccia ai «resti del califfo». A seguito del raid, fonti siriane hanno riferito che un presunto membro dello Stato islamico, Omar Muad, avrebbe confermato che un missile ha colpito il convoglio che trasportava Al Baghdadi. Il terrorista, però, non ha riferito nulla sulle sue condizioni di salute dando il via alle ipotesi più disparate. Tra queste anche quella secondo cui il corpo ferito (o senza vita) sarebbe stato portato via in tutta fretta dagli uomini del califfo per condurlo in un luogo sicuro. Può anche darsi, però, che il califfo del terrore non fosse ppresente tra gli uomini del convoglio che si stava recando nella zona di al-Karabela, dove era prevista una riunione dei leader del gruppo terroristico. Essendo l'obiettivo della Coalizione internazionale e non solo, ha preso le dovute misure di sicurezza: scorta impenetrabile e niente strumenti elettronici che possano localizzarlo. Precauzioni utili per chi come lui deve sfuggire ai raid che gli piovono quotidianamente sulla testa. Forse le indicazioni dell'intelligence irachena hanno fatto cilecca. A far svanire le speranze del governo iracheno di aver centrato un bersaglio grosso, inoltre, nel pomeriggio sono arrivate anche le rivelazioni di fonti ospedaliere e residenti della città di al-Karabela che hanno smentito che tra le vittime del raid, che peraltro pare abbia ucciso 15 leader dell'Isis, ci sia anche al-Baghdadi. Nessun corpo da esibire come trofeo, dunque, almeno per il momento. Una brutta notizia per tutti, quindi, anche per qualcuno all'interno dello Stato islamico che punterebbe al trono. In caso di scomparsa di Abu Bakr al Baghdadi, tra i papabili c'è l'attuale portavoce dello Stato islamico Abu Mohamed al-Adnani, ritenuto il siriano più potente all'interno dell'Isis. Anche lui è stato catturato dagli americani, trascorrendo un lungo periodo in prigione. Il Dipartimento di Stato americano ha persino inserito il nome di al-Adnani nella lista dei terroristi più ricercati, offrendo una taglia di 5 milioni. Da tempo, infatti, circolava la notizia di un cambio al vertice dell'Isis, dovuto al presunto ferimento di Abu Bakr al-Baghdadi durante un raid della coalizione avvenuto nei mesi scorsi. Alcune voci lo vorrebbero addirittura morto in un ospedale israeliano non meglio identificato. Altre versioni, invece, ritengono che il califfo sia stato ferito non durante un raid della coalizione, bensì messo fuori gioco dai suoi stessi luogotenenti che avrebbero preferito altri alla conduzione dello Stato islamico.
Il califfo Al-Baghdadi ucciso già tre volte
Ancora un flop. Fallito l'obiettivo di eliminare il leader dello Stato Islamico
