Dalla sella di una superbike lanciata a 300 all’ora sui circuiti di mezzo mondo, alle panche in legno su cui siedono gli imputati nella cittadella giudiziaria di piazzale Clodio: una brusca frenata per il campionissimo del motociclismo italiano Max Biaggi, che il giudice per le udienze preliminari, su richiesta del sostituto procuratore Giancarlo Cirielli, ha rinviato a giudizio con l’accusa di avere sottratto al fisco italiano una cifra monstre vicina ai 18 milioni di euro. Biaggi dovrà spiegare le sue ragioni nel settembre del prossimo anno quando si aprirà il procedimento a suo carico. Secondo quanto emerso nel corso delle indagini «il corsaro» Max Biaggi – più volte campione del mondo nel campionato 250 e in quello dei superbolidi di strada convertiti a correre su pista – avrebbe «al fine di sottrarsi al pagamento delle imposte sui redditi e sul valore aggiunto compiva atti fraudolenti nel trasferimento della propria residenza nel Principato di Monaco e nell’affidare lo sfruttamento dei suoi diritti d’immagine derivanti dai contratti di sponsorizzazione con la società Dainese». Un giochino che secondo l’accusa sarebbe costato al fisco italiano 17,8 milioni di euro che Biaggi, attraverso un complicato giro di società con sede all’estero, avrebbe «nascosto» rendendo «in tutto inefficace la procedura di riscossione coattiva». Secondo l’accusa quindi, dopo avere trasferito la residenza all’ombra dei grattaceli per super ricchi di uno dei più famosi (e elitari) paradisi fiscali europei, Biaggi avrebbe affidato i suoi diritti d’immagine a tre società che fanno riferimento a Londra, Madrid e Monaco stessa nel tentativo di sfruttare una pressione fiscale inferiore a quella voluta dal fisco italiano. Dal canto suo il motociclista, che per anni ha conteso al dottor Valentino Rossi la palma del più forte (e quella di chi riusciva a dire più cattiverie sull’altro) ha fatto sapere che quella relativa al suo rinvio a giudizio «È una vicenda che si trascina da molti anni, mi meraviglio che sia uscita solo ora – scrive il campione in una nota arrivata poco dopo la decisione del gup - Riguarda la mia residenza a Montecarlo dove vivo realmente dal 1992 e dove sono nati i miei figli. Non riguarda un problema di evasione fiscale, come erroneamente riportato sugli organi di stampa, ma riguarda unicamente la circostanza che non avrei pagato ad Equitalia tutte le imposte che ha provvisoriamente iscritto al ruolo. Voglio precisare che si tratta d'imposte provvisoriamente iscritte al ruolo, perché su di esse il giudizio è comunque pendente». Dopo essersi dati battaglia per anni nei motodromi più pericolosi a velocità folli (ed essersi separati di fatto dopo la decisione di Biaggi di puntare sulla superbike) ora Max e Valentino sono finiti a rincorrersi nelle aule di tribunali con la medesima accusa di avere sottratto denaro al fisco. Rossi infatti qualche anno addietro fu sorpreso dal fisco a non avere dichiarato un imponibile da 60 milioni e averne evasi 25. Una bomba fiscale che portò il dottore a fare mea culpa patteggiando con il fisco il versamento di 35 milioni di euro. numeri da capogiro per campionissimi di fama mondiale. Campionissimi che vanno così veloce (per Biaggi si tratta del secondo scivolone, il primo finì con una prescrizione) da riuscire a sfuggire – almeno per qualche tempo – ai controlli del fisco italiano.
Guai con il fisco per Max Biaggi
Il pluricampione del mondo alla sbarra per aver evaso 18 milioni di euro Il «corsaro» precisa: la vicenda riguarda la mia residenza a Montecarlo
