Il rinvio a giudizio dell’ingegner Carlo De Benedetti per le morti causate dall’amianto all’Olivetti è solo l’ultima tappa di una lunga carriera imprenditoriale “macchiata” da molte ombre, tante indagini, un arresto-lampo e un patteggiamento proprio in relazione ai bilanci dell’azienda di Ivrea. Vicende di cui si è discusso anche in questi ultimi mesi al processo contro Marco Tronchetti Provera, il patron della Pirelli portato in tribunale proprio da De Bendetti che lo ha accusato di diffamazione. Nell’ottobre del 2013 Tronchetti Provera aveva ricordato al presidente del Gruppo Espresso alcune sue “colpe”, affermando che l’ingegnere «è stato molto discusso per certi bilanci Olivetti, per lo scandalo legato alla vicenda di apparecchiature alle Poste Italiane, che fu allontanato dalla Fiat, coinvolto nella bancarotta del Banco Ambrosiano (di Roberto Calvi, impiccatosi sotto il ponte dei Frati Neri a Londra, ndr), che finì dentro per le vicende di tangentopoli». L’ingegnere, sentitosi offeso, ha sporto querela ma due settimane fa il giudice del tribunale di Milano ha assolto Tronchetti Provera «perché il fatto non costituisce reato». Le accuse del capo della Pirelli contengono, comunque, gran parte del passato più discutibile dell’ingegnere. Quanto, ad esempio, al crac del Banco Ambrosiano, in cui ha rivestito il ruolo di vicepresidente, De Benedetti viene sì assolto in Cassazione, ma solo per una motivazione tecnica e dopo tre sentenze di condanna del Tribunale e della Corte di Appello di Milano. Alle spalle del patron del Gruppo Espresso c’è anche la galera. Il 2 novembre del 1993, indagato dal pool di Mani Pulite, l’ingegnere, sui cui pende una richiesta di custodia cautelare per concorso in corruzione (l’accusa è di aver versato, tra il 1988 e il 1991, 10 miliardi e 25 milioni di lire per la fornitura di macchinari al ministero delle Poste, tra cui stampanti e telescriventi), si consegna ai carabinieri di via Moscova a Milano e da qui viene accompagnato al carcere di Regina Coeli a Roma, dove rimane per poche ore, prima della concessione dei domiciliari. In una memoria consegnata ai magistrati, l’ingegnere parla di come «procurarsi gli affari con atti propiziatori» e in pratica di come l’Olivetti accettò di sottostare al sistema delle tangenti. Nel 2003 scatta la prescrizione. De Benedetti non se la cava bene in un’altra inchiesta, quella che lo vede indagato per i bilanci falsi dell’Olivetti negli anni 1995 e 1996. Il 14 ottobre del ’99 patteggia una pena a tre mesi di reclusione, poi convertita in una multa di 50 milioni di vecchie lire. Una sostanziale ammissione di colpa che al processo contro Tronchetti Provera, De Benedetti sostiene di non rammentare. Quattro anni dopo quel patteggiamento, il giudice di Ivrea revoca la decisione in quanto il falso in bilancio “qualitativo” non è più previsto come reato (per via della riforma voluta da Silvio Berlusconi). Nel 1994 ancora un’indagine a suo carico. È quella della procura romana sull’Intermetro. De Benedetti viene accusato di corruzione e violazione della legge sul finanziamento ai partiti. Ad aprile di quell’anno vengono chiesti 61 rinvii a giudizio, ma per lui il pm chiede il proscioglimento. Sempre nel 1994 è indagato per le tangenti sugli appalti alle Ferrovie Nord Milano. Anche in questo caso il pm chiede l’archiviazione perché ritiene impossibile provarne il dolo. Un anno dopo l’ex patron dell’Olivetti viene indagato per truffa allo Stato in relazione ai dividendi della Electrolux. L’inchiesta è divisa in due filoni: una a Pordenone, l’altra a Ivrea. Nel primo caso l’ingegnere viene rinviato a giudizio, processato e assolto dopo una richiesta di condanna a 28 mesi; nel secondo troncone viene prosciolto. Anche in tempi più recenti il nome dell’acerrimo nemico di Berlusconi salta fuori in un’inchiesta. Nel 2010 viene coinvolto nel crack del gruppo immobiliare di Danilo Coppola, ma solo per un finanziamento all’immobiliarista Luigi Zunino. Pochi mesi dopo i pm chiedono l’ennesima archiviazione. Ieri, infine, il rinvio a giudizio per le morti che sarebbero state causate dall’amianto all’Olivetti di Ivrea. Di certo solo l’ultimo capitolo di una intricata e criticata parabola imprenditoriale che rischia di chiudersi col processo più insidioso e drammatico che l’Ingegnere sia mai stato costretto ad affrontare.
L’Ingegnere, Tangentopoli e il crack del Banco Ambrosiano
La storia di mille e una assoluzioni
