File in mezzo alla pioggia, assemblee sindacali, chiusure per lavori che non partono mai, allagamenti. Se il tutto è più della somma delle parti, la situazione del settore museale romano a nove settimane dall’inizio del Giubileo è quantomeno difficile. Tanti disservizi, che rendono difficile la vita ai turisti in visita alla Città Eterna. L’ultimo episodio, una settimana dopo la chiusura «sindacale» del Colosseo, si è verificato al Museo Nazionale Romano, di Palazzo Massimo. Qui giovedì pomeriggio, nel bel mezzo di una pioggia che ha paralizzato la città, si è rotto uno dei due tornelli d’ingresso alla struttura. I visitatori, che cercavano anche riparo dal maltempo, si sono così accalcati sull’unico ingresso funzionante, ma il caos ha generato nervosismo e proteste. «Purtroppo un guasto può accedere – spiega il direttore del museo, Rita Paris, che è anche consigliere comunale di Roma – La ditta incaricata ha riparato il tornello nel giro di 2-3 ore ed è tornato tutto alla normalità. Il nostro è un museo che fa 15mila accessi al mese e vanta le migliori recensioni. Non credo che il guasto a un tornello possa rovinare questo tipo di reputazione». C’e’ di peggio? Probabilmente sì. Basta fare qualche chilometro e spostarsi sul Lungotevere, altezza Ara Pacis, dove vi è uno dei monumenti più importanti del mondo: il Mausoleo di Augusto, la tomba del fondatore dell’Impero Romano. Il monumento è chiuso addirittura dal 2007, quando furono previsti lavori di ristrutturazione per 12 milioni di euro. Ma il cantiere non è mai partito. Il 19 agosto 2014, in occasione della ricorrenza per i 2000 anni dalla morte dell’imperatore, il mausoleo non è stato reso fruibile all’apertura straordinaria a causa della rottura di una tubatura Acea. Tornando ai lavori, il 15 marzo scorso il sovrintendente di Roma Capitale, Claudio Parisi Presicce, annunciò finalmente il nuovo bando per il primo lotto dei lavori, azzardandone la conclusione entro l’inizio del Giubileo. Previsione che ad oggi appare irrealizzabile. E cosa dire del Museo della Civiltà Romana dell’Eur? La struttura, che ospita anche il Planetario e in cui, soprattutto, viene esposto il celebre Plastico della Roma Imperiale, è chiusa da due anni, anch’essa per lavori. E qui la faccenda è ancora più inverosimile. Nell’ottobre 2013, la Sovrintendenza capitolina ordina di effettuare degli adeguamenti strutturali in alcune sale. Il 22 gennaio 2014, però, gli ispettori del Ministero del Lavoro, ordinano al Comune di Roma la chiusura parziale della struttura, a causa di forti anomalie per ciò che attiene impianto elettrico, antincendio e barriere architettoniche. Il 28 gennaio il museo chiude i battenti. In quell’occasione, l’ex assessore alla Cultura, Flavia Barca, affermerà: «Sarà un’interdizione parziale. Inizieremo i lavori di adeguamento e nel frattempo le sale aperte saranno visitabili gratis». Invece, «al fine di rendere possibile una maggiore tempestività delle complesse procedure», il museo chiude completamente, ma vengono sbloccati i 2,7 milioni dalla Ragioneria del Campidoglio. Passano le settimane, i mesi, e la struttura rimane abbandonata, con i lavori che non partono. A maggio scorso, su interessamento della consigliera di Altra Destra, Sveva Belviso, si viene a sapere che il bando era stato bloccato da un ricorso al Tar ed era stato riassegnato. Ma ad oggi nulla si muove: il Planetario e’ chiuso e il Museo con lui. Nemmeno il prezioso Plastico non è stato ancora trasferito ai Fori Imperiali, come promesso nei mesi corsi dall’attuale assessore Giovanna Marinelli.
Guasti, burocrazia, scioperi L’arte proibita della Capitale
L’ultimo episodio: tornello rotto al Museo Nazionale Romano
