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Attualità

Renzi canta vittoria dopo il vertice Ue Merkel lo riporta con i piedi per terra

Pietro De Leo Niente, non ce la fanno. Ogni volta che finisce un vertice Ue sull’immigrazione, tanta è la foga del nostro governo a gridare al plauso e al successone che ormai c’è spregio totale...

Niente, non ce la fanno. Ogni volta che finisce un vertice Ue sull’immigrazione, tanta è la foga del nostro governo a gridare al plauso e al successone che ormai c’è spregio totale del pericolo di figure barbine. È accaduto anche ieri. Renzi, dopo il meeting di Bruxelles nella notte tra martedì e mercoledì, correva felice a pigiare sulla tastiera: «possiamo finalmente dire che l’immigrazione diventa una questione europea, a tutti i livelli», scriveva su Facebook, cantando ad una «vittoria per chi come l’Italia dal primo giorno chiede una politica comune, non la miope ed egoista chiusura nazionalista» e ancora «è una vittoria per chi crede nell’Europa come casa di valori, comunità di destini, luogo di speranza» eccetera eccetera in un piccolo saggio di splendenti luoghi comuni. «L’Europa non ha discusso, ha deciso» gli faceva eco il Ministro dell’Interno Angelino Alfano sul Corriere della Sera. «È successa un’altra cosa importante e rara: l’Europa ha deciso in favore dell’Italia. Non lo ha fatto perché è stata buona, lo ha fatto perché avevamo ragione noi». Evviva l’Europa, dunque. Anche se il famoso «muro di Dublino» (il vincolo che impone la gestione degli immigrati al Paese di approdo), che il nostro governo dà volta per volta pencolante, è più vivo che mai ed è stato ribadito anche l’altro ieri nel documento finale. Evviva l’Europa neanche per sogno. Perché con uno zoom negli altri Paesi, non si festeggia granchè. A partire da Angela Merkel. La Cancelliera ha spiegato che l’accordo per ricollocare 120.000 profughi tra i Paesi Ue è «un primo passo», tuttavia siamo «molto lontani da dove bisogna andare». Il rischio lo ha sottolineato Donald Tusk, presidente del consiglio Ue: «La più grande marea di migranti deve ancora arrivare – ha detto dopo il vertice - ed è quindi chiaro che dobbiamo risolvere il problema delle porte e delle finestre aperte». Manca ancora una soluzione di prospettiva. Lo confermano le parole di Manfred Weber, capogruppo del Ppe all’Europarlamento, che ha definito le decisioni del vertice «non sufficienti» in quanto «non pongono fine alla situazione caotica dei flussi di profughi in Europa né stabiliscono l’organizzazione delle procedure». E ancora «la maggior parte di queste decisioni, in breve tempo, sarà superata dalla realtà dei fatti». Questa dunque sarebbe la «vittoria per l’Italia»? Ma ora viene il bello, anzi, il peggio. Perché il nostro Paese, che stando ai nostri eroi sarebbe il nuovo decisore delle politiche comunitarie, non è stato invitato al vertice su Libia e Medio Oriente di ieri sera a Parigi, dove Federica Mogherini, ministro degli Esteri Ue, ha incontrato i rappresentanti di Francia, Germania e Gran Bretagna. Ancora ieri, poi, è arrivata la rasoiata di Romano Prodi. Sull’immigrazione, in Europa, «abbiamo fatto la figura del Paese che non conta nulla», ha detto a Piazzapulita. «Vittoria», sì. Champagne!

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