Il leader di Forza Italia programma una cosa e la annulla, sembra ancora sballottato dalle risacche del Nazareno, immobilizzato dalle ganasce giudiziarie, teso verso gassose iniziative che evaporano subito ed è, diciamolo chiaro, biologicamente fiaccato dal fattore età. Salvini è il nuovo che avanza, ha un potenziale enorme sulla carta e nei sondaggi. Ma non di soli slogan vive l’uomo. C’è una differenza tra il voler vincere e il voler semplicemente lanciare un’opa sul centrodestra. E quella differenza è disegnarsi, disegnandola, una visione del Paese da qui a dieci/vent’anni. Come saranno i nostri figli, cosa sarà la famiglia, quali messaggi partiranno dalle Tv e quali libri si leggeranno ancora, quali professionalità saranno sommerse e quali salvate. Non è un percorso facile, è uno sforzo immane, ma per compierlo bisogna cominciare a immaginare di parlare a un popolo e non a un elettorato. L’Italia non è solo quella delle aperture dei Tg, ma quella delle saracinesche alle 6 di mattina. Da bastione sempre assediato, difeso dalle frecce d’orgoglio del militante più periferico, la destra è oggi un condominio in assemblea perenne. L’hanno smontata già una volta, fallendo clamorosamente la stagione di governo. Ora inferiscono con continui distinguo, scaramucce, ripicche, veti incrociati dai sindaci da candidare alle alleanze da fare. E questo mentre l’Europa si popola di Cameron, di Sarkozy e Marine Le Pen che ingaggiano un virtuoso derby programmatico, persino Orban, che pur tra punte indigeribili ha tirato la vernice sul quadretto perfetto dell’Unione Europea. È un mondo, quello orfano dei bei tempi andati, pieno di indecisi che continuano a non decidere, che accelerano e frenano, che piangono per la nemesi dell' "operazione responsabili" di Renzi, che rapppresenta l’implacabile vendetta della storia su quel che fece Silvio nel 2010 (lui, però, è stato processato e condannato). Insomma, la destra deve rimettersi in movimento. Deve tradurre in fatti quelle speranze positive che vengono dai tanti convegni e seminari sul centrodestra che ancora nascono qui e là per l’Italia, come ieri con Salvini e Gasparri a Roma, come da quest’oggi con la kermesse di Atreju dei giovani di Giorgia Meloni. Chi ha voglia di destra, parli, discuta, allarghi i suoi ragionamenti ma faccia cose di destra. Chiacchieri pure ma alzi la testa oltre le chiappe perché non può più contare sui miracoli di Berlusconi. Oggi, da sinistra a destra, sorpassa un signore che in modo furbo fa e dice le stesse cose che diceva Silvio Nostro: abbassa le tasse, abbatte il sindacato, disintegra il Pd, attacca la magistratura, interviene sulla giustizia. Camerati, ex camerati, azzurri e moderati: chi dorme, non piglia voti. Il leader di Forza Italia programma una cosa e la annulla, sembra ancora sballottato dalle risacche del Nazareno, immobilizzato dalle ganasce giudiziarie, teso verso gassose iniziative che evaporano subito ed è, diciamolo chiaro, biologicamente fiaccato dal fattore età. Salvini è il nuovo che avanza, ha un potenziale enorme sulla carta e nei sondaggi. Ma non di soli slogan vive l’uomo. C’è una differenza tra il voler vincere e il voler semplicemente lanciare un’opa sul centrodestra. E quella differenza è disegnarsi, disegnandola, una visione del Paese da qui a dieci/vent’anni. Come saranno i nostri figli, cosa sarà la famiglia, quali messaggi partiranno dalle Tv e quali libri si leggeranno ancora, quali professionalità saranno sommerse e quali salvate. Non è un percorso facile, è uno sforzo immane, ma per compierlo bisogna cominciare a immaginare di parlare a un popolo e non a un elettorato. L’Italia non è solo quella delle aperture dei Tg, ma quella delle saracinesche alle 6 di mattina. Da bastione sempre assediato, difeso dalle frecce d’orgoglio del militante più periferico, la destra è oggi un condominio in assemblea perenne. L’hanno smontata già una volta, fallendo clamorosamente la stagione di governo. Ora inferiscono con continui distinguo, scaramucce, ripicche, veti incrociati dai sindaci da candidare alle alleanze da fare. E questo mentre l’Europa si popola di Cameron, di Sarkozy e Marine Le Pen che ingaggiano un virtuoso derby programmatico, persino Orban, che pur tra punte indigeribili ha tirato la vernice sul quadretto perfetto dell’Unione Europea. È un mondo, quello orfano dei bei tempi andati, pieno di indecisi che continuano a non decidere, che accelerano e frenano, che piangono per la nemesi dell' "operazione responsabili" di Renzi, che rapppresenta l’implacabile vendetta della storia su quel che fece Silvio nel 2010 (lui, però, è stato processato e condannato). Insomma, la destra deve rimettersi in movimento. Deve tradurre in fatti quelle speranze positive che vengono dai tanti convegni e seminari sul centrodestra che ancora nascono qui e là per l’Italia, come ieri con Salvini e Gasparri a Roma, come da quest’oggi con la kermesse di Atreju dei giovani di Giorgia Meloni. Chi ha voglia di destra, parli, discuta, allarghi i suoi ragionamenti ma faccia cose di destra. Chiacchieri pure ma alzi la testa oltre le chiappe perché non può più contare sui miracoli di Berlusconi. Oggi, da sinistra a destra, sorpassa un signore che in modo furbo fa e dice le stesse cose che diceva Silvio Nostro: abbassa le tasse, abbatte il sindacato, disintegra il Pd, attacca la magistratura, interviene sulla giustizia. Camerati, ex camerati, azzurri e moderati: chi dorme, non piglia voti.
Per l’altra metà del paese Per l’altra metà del paese
Il leader di Forza Italia programma una cosa e la annulla, sembra ancora sballottato dalle risacche del Nazareno, immobilizzato dalle ganasce giudiziarie, teso verso gassose iniziative che evaporano...