Approfitta subito della promozioneSconto del 30% sugli abbonamenti digitali annuale e biennale
Sconto del 30% sugli abbonamenti digitali annuale e biennale
Attualità

Esposito: «De Luca è un opportunista Con la Tav cerca solo di fare il martire»

L’assessore romano: «Lo scrittore non si è mai dissociato dalle violenze»

Stefano Esposito, senatore Pd e assessore ai Trasporti nella giunta di Ignazio Marino, è da anni nel mirino dei violenti che si battono, molotov in mano, contro l’Alta Velocità Torino-Lione (proprio ieri la procura di Torino ha chiesto 11 condanne per gli antagonisti No Tav protagonisti degli scontri del dicembre del 2011 a Chiomonte). La colpa del politico originario di Moncalieri? Essere a favore di quel progetto. Posizione che gli è valsa, dopo le minacce ricevute, l’assegnazione della scorta. Ad Esposito abbiamo chiesto cosa pensa della richiesta di condanna per lo scrittore Erri De Luca, sotto processo per aver invitato a sabotare la Tav.     Otto mesi di carcere chiesti per lo scrittore napoletano. Giusto o sbagliato? «Io avrei evitato di concedergli questa platea, perché sarebbe insopportabile trasformare De Luca in un martire, soprattutto in un Paese come l’Italia dove gli strascichi dello slogan "né con lo Stato né con le Br" continuano a persistere in un certo mondo intellettuale. I giornali sono pieni di ex sessantottini che non vedono l'ora veder trasformato De Luca, uno dei peggiori esempi della storia italiana, in un martire. Tutto ciò potrebbe trasformarsi in un regalo allo scrittore. Fosse dipeso da me, non l'avrei mandato a processo».     Solo per non farne un martire? «Per questo e solo per questo. Che ci sia una sua responsabilità penale, a me pare certo. Perciò, nel momento in cui viene avviato un processo, la richiesta di condanna ci sta eccome».     Istigazione a delinquere per aver detto «sabotiamo la tav» e auspicato l'uso delle cesoie. Non è eccessivo? «Il vero problema è che De Luca non ha mai preso le distanza dai violenti, non ha mai dato prova di essersi pentito e mai ha dimostrato di aver capito l'errore compiuto».     È pur vero che molti di quelli che pure non lo amano, e di ciò che scrive non condividono neanche una sillaba, criticano la richiesta di condanna invocando la libertà d’opinione e di parola. «Ma questa libertà non è infinita. Se io, che sono un politico, incitassi la folla ad assaltare un palazzo pubblico, sarei perseguibile. Qui si tira in ballo la libertà d’opinione perché De Luca sarebbe un intellettuale che scrive libri. Ma il signor De Luca, prima di diventare scrittore, è stato teorizzatore della lotta armata. Solo che questo nessuno lo ricorda. Chi contesta la richiesta di condanna parlando di libertà di parola, sbaglia».     I magistrati sostengono che dopo l’appello di De Luca a sabotare la Tav gli scontri in Val di Susa sono aumentati. «Questo non lo so. Le azioni violente c'erano prima, durante e dopo le sue parole, perciò non so se ci sia un rapporto di causa effetto. Ma so che lui, in quanto intellettuale e perciò, in teoria, coscienza critica di questo Paese, non ha mai sentito il bisogno di dire "no alla violenza"».     De Luca si aspettava una richiesta di condanna più severa. «Certo, perché aveva bisogno del massimo del martirio».     Secondo lei otto mesi di reclusione sarebbero una punizione esemplare? «La condanna esemplare sarebbe dovuta arrivare da giornali, televisioni e intellettuali, anche perché De Luca non ha cambiato idea rispetto agli anni ’60 e ’70 e sicuramente vaneggia ancora un certo tipo di lotta. Eppure non è accaduto».     Lei è uno dei bersagli preferiti dei No Tav, minacciato e costretto a vivere sotto scorta. De Luca, ancora una volta, si è dimostrato un "cattivo maestro". Ma se potesse parlarci di persona, cosa gli direbbe? «Gli chiederei perché non ha accettato l'invito degli operai di andare sul cantiere per guardarli negli occhi».

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.