L’invito, lanciato da Francesco durante l’Angelus dello scorso 6 settembre, ad accogliere una famiglia di profughi nelle parrocchie, negli istituti religiosi e nelle famiglie delle comunità cristiane di tutta Europa comincia a concretizzarsi anche nella diocesi del Papa. Dopo l’annuncio della famiglia di rifugiati siriani ospitata a S. Anna, una delle due parrocchie del Vaticano, è la Caritas romana a fornire le prime cifre della mobilitazione. La fase iniziale di questa operazione è il censimento delle strutture disponibili: «Sono 31 le parrocchie e 8 gli istituti religiosi di Roma che hanno aderito all'appello di papa Francesco per l'accoglienza dei profughi. Ai presbiteri e religiosi che hanno dato disponibilità, la Caritas diocesana invierà nei prossimi giorni un opuscolo informativo», fanno sapere dalla Caritas. Un numero che lascia supporre la possibilità di accogliere circa 200 richiedenti asilo. Queste, per il momento, sono le offerte accettate, perché per ospitare i migranti servono condizioni ben precise: le strutture ospitanti devono rispettare infatti i criteri imposti dalla Prefettura. «Paletti» che vanno da una presenza «h24», ad una adeguata metratura degli spazi. Per questo si prediligono le parrocchie più periferiche, costruite di recente e che possono garantire una prima accoglienza. I rifugiati che infatti saranno ospitati sono soprattutto persone appena arrivate per le quali devono partire le procedure di identificazione. Dalla Caritas fanno sapere che sono quasi escluse, per queste ragioni, le parrocchie del Centro Storico mentre sono al vaglio un'altra decina di domande. La collaborazione con la Prefettura di Roma è costante per concordare le procedure di ospitalità. Nei prossimi giorni un'équipe di operatori Caritas si recherà da coloro che hanno aderito per un sopralluogo tecnico su spazi di accoglienza, mobilio e servizi disponibili ma anche per valutare le varie forme di sostegno e supporto messe a disposizione dalla Caritas. «L'ospitalità dei profughi dovrebbe iniziare nel mese di ottobre. Impegni prioritari, di questo primo passo, saranno il censimento delle disponibilità per la prima accoglienza di chi arriva in Italia o - si legge nella newsletter della Caritas - per il reinserimento sociale di coloro che hanno ottenuto il riconoscimento d'asilo politico e l'organizzazione di incontri di formazione sul tema dell'immigrazione». «Referente dell'accoglienza sarà la Caritas diocesana, interfaccia con le istituzioni che avranno il compito di inviare i profughi. Soprattutto eritrei, somali e afghani, come emerge dalla peculiare realtà di Roma e dell'Italia rispetto ad altri Paesi del Continente. In particolare - prosegue la Caritas - uomini o mamme con bambini». Il territorio diocesano comprende 334 parrocchie ma sono numerose quelle che già accolgono i senza fissa dimora o persone in condizione di fragilità e che quindi, spiegano dal Vicariato, «già operano in questo senso a Roma». Ma anche le famiglie hanno risposto all’appello: sono una cinquantina quelle che si sono candidate ad accogliere i migranti. L'annuncio della mobilitazione delle parrocchie romane era stato dato dal cardinale vicario Agostino Vallini e da monsignor Enrico Feroci, direttore della Caritas diocesana, di fronte al clero di Roma riunito nella basilica di San Giovanni in Laterano per il tradizionale incontro di inizio dell'anno pastorale. «Un grande appello alla generosità per rendere concreto il Giubileo della misericordia ormai alle porte», conclude la Caritas di Roma.
Rifugiati solo in 31 parrocchie su 334
L’invito, lanciato da Francesco durante l’Angelus dello scorso 6 settembre, ad accogliere una famiglia di profughi nelle parrocchie, negli istituti religiosi e nelle famiglie delle comunità...
