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Attualità

Ventiseienne trucidato in piazza ad Acerra, guerra tra clan

ACERRA. Ancora un omicidio nel napoletano. Icarabinieri indagano sull’assassinio di Adalberto Caruso, 55 anni, ucciso sabato sera poco prima delle 21 ad Acerra. La pista dell’usura è la più...

ACERRA. Ancora un omicidio nel napoletano. Icarabinieri indagano sull’assassinio di Adalberto Caruso, 55 anni, ucciso sabato sera poco prima delle 21 ad Acerra. La pista dell’usura è la più accreditata. Si rincorrono le voci sul movente che ha spinto i sicari a uccidere Caruso detto «Ignazio a 'mbechera», cognato del boss Cuono Lombardi (era il marito della sorella) attualmente detenuto. Al momento però non sono emersi a carico di Caruso precedenti specifici per usura. Ma in città tutti parlavano e ancor di più oggi parlano di questa attività. Quel che invece si sa è che la vittima aveva dei precedenti relativi allo spaccio di droga e all’estorsione. Fatti che però nel gergo investigativo sono definiti «vecchi», vicende che risalgono a circa dieci anni fa. Forse allora Caruso pretendeva danaro dalla persona sbagliata? Forse la vittima ha agito in quest’ambito, quello dell’usura appunto, senza il permesso delle famiglie che contano? A questi interrogativi gli investigatori non rispondono. Caruso è stato ucciso in mezzo alla gente e al traffico, a pochi passi da casa sua, distante appena trenta metri dal luogo dell’agguato, piazza San Pietro, un vecchio slargo nel centro storico di Acerra, lungo lo snodo che congiunge due dei corsi principali della città, corso della Resistenza e corso Italia. Un omicidio che indirettamente è stata la risposta blasfema della camorra alla dura omelia dell'arcivescovo di Napoli, Crescenzio Sepe, che in mattinata nel duomo di Napoli, poco dopo il miracolo di San Gennaro, aveva lanciato un accorato appello contro la violenza della camorra: «Proprio in questo giorno di festa vogliamo gridare con forza: basta sangue per le nostre strade; basta violenza; basta dolore e lutto; basta morti di innocenti; basta naufragi e cadaveri di quanti cercano coraggiosamente ma spesso tragicamente libertà, pane e futuro. La delinquenza e violenza non prevarranno se tutti saranno vigilanti e operosi, con il sostegno di una Chiesa che vuole essere sempre più la fontana del villaggio».

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