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Migranti, ne arrivano altri quattromila

Ma il Viminale minimizza: sbarchi diminuiti rispetto allo scorso anno I «veri» profughi si riducono e aumentano i clandestini in cerca di fortuna

Ora sono centoventiduemila gli immigrati sbarcati quein Italia. In otto mesi. Gli ultimi 4.343 sono arrivati ieri, stipati in otto barche e dodici gommoni. Partiti dalla Libia sono stati tratti in salvo nel Mediteranneo prima chele precarie imbarcazioni potessero affondare. Soltanto la Guardia di Finanza ne ha soccorsi 1.137 di migranti. Sono intervenuti anche la Marina, la Guardia Costiera, Medici Senza Frontiere, navi tedesche, inglesi e croate. Un’invasione quotidiana che, però, in molti sembrano non vedere. Anzi, il Ministero dell’Interno minimizza, appigliandosi agli aridi numeri. «Allo stato attuale sono giunti 122 mila migranti. In realtà ne sono giunti settemila in meno rispetto al 2014», affermato il direttore centrale per l’immigrazione e Polizia di frontiera Giovanni Pinto. Che dipinge un autunno «migliore». La dimunuzione degli sbarchi «ci fa pensare che, con l’approssimarsi della stagione fredda dovremmo registrare un lieve calo quantomeno rispetto all’anno scorso». Poi però ammette che gli stranieri che giugono in Italia e in Europa fuggono sempre meno da guerre e persecuzioni e sono sempre più alla ricerca di fortuna. «Non ci sono più tanti candidati all’asilo politico, ma soprattutto migranti economici», conferma Pinto. «In realtà sono venuti meno sensibilmente i siriani, si sono ridotti a poco più di seimila e anche gli eritrei sono tanti quanti nel 2014». E per gestire gli immigrati mancano i soldi. C’è un investimento per Frontex di 137 milioni, a cui bisogna aggiungere le risorse umane impegnate nella gestione dei rifugiati, le strutture di accoglienza, i trasferimenti, i voli interni, i voli internazionali, le attività di scorta operate dalla polizia per il rimpatrio dei clandestini che non hanno diritto allo status di rifugiato. Il Viminale al momento può contare soltanto su 50 milioni messi a disposizione dalla Commissione Ue. È stato varato un nuovo fondo, il Trust Fund, che è una dotazione finanziaria di 1,8 miliardi, a cui potrebbero aggiungersi ulteriori 200 milioni. Il Trust Fund verrà ufficializzato, non a caso, nel summit di La Valletta, previsto in novembre, dove parteciperanno anche paesi africani. «Potrebbe essere un buon leverage per migliorare la collaborazione di questi paesi e soprattutto aiutarli a frenare un pò il fenomeno migratorio, quantomeno economico», precisa Pinto. Ma il rischio che l’invasione si trasformi in qualcosa di incontrollato e incontrollabile c’è. «Se la Turchia apre i campi profughi e fa passare attraverso il Paese i siriani in fuga, potremmo avere un flusso migratorio di centinaia di migliaia o milioni di profughi», denuncia il vicepresidente del Parlamento europeo Antonio Tajani. «Bisogna che l’Ue intervenga in maniera ferma per aiutare soprattutto i paesi che hanno delle frontiere esterne, intervenga per sostenere economicamente, inviare medicinali e medici ai campi che accolgono profughi che vengono dalla Siria e dall’Afghanistan. Sull’immigrazione l’Europa si gioca il suo futuro». Secondo il premier Matteo Renzi «l’obiettivo è il superamento dell’accordo di Dublino, cioè del meccanismo per cui i problemi sono tutti del primo paese che accoglie». «Fino a qualche settimana fa - aggiunge - eravamo soli su questa posizione. Adesso il clima sta cambiando».

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