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«Ciarra» e fondi pubblici Ecco le motivazioni

La dura condanna «spiegata» dal Tribunale

Gli «innumerevoli precedenti penali» di Giuseppe Ciarrapico «costituiscono espressione di un sistema illecito di gestione delle circa novanta società a lui riconducibili». Ma al di là del quadro indiziario disegnato dagli atti processuali, per il Tribunale di Roma c’è un dato: in concorso con altri imputati ha ottenuto illecitamente, dal 2004 al 2006, erogazioni pubbliche per le società editrici di giornali Editoriale Ciociaria Oggi srl e Nuova editoriale Oggi srl, per un valore complessivo di 12 milioni 908mila 412 euro. In 189 pagine, il giudice monocratico Roberto Ranazzi ha motivato la decisione di condannare l’imprenditore a tre anni, con l’interdizione dai pubblici uffici per cinque anni. Secondo il suo giudizio, entrambe le società erano solo in apparenza autonome, così da poter beneficiare delle erogazioni pubbliche. In realtà avrebbero avuto un unico centro decisionale segreto: Ciarrapico. Ma andiamo con ordine, partendo dalle accuse ipotizzate dalla Procura della Repubblica di Roma. Ciarrapico, in concorso con il figlio Tullio e con Antonio Maria Sinapi e Leopoldo Pagliari (legali rappresentanti rispettivamente della Nuova editoriale Oggi srl e della Editoriale Ciociaria Oggi srl), «ponevano in essere condotte fraudolente e artifizi consistiti nel presentare una falsa situazione di fatto e contabile delle predette società al fine di ottenere la corresponsione di erogazioni pubbliche ex legge 250 del 1990 (provvidenze editoriali)». In particolare, avrebbero fornito «false dichiarazioni relative all’insussistenza delle condizioni di incompatibilità (per l’ottenimento dei contributi, ndr)», oltre a ipotizzate false attestazioni che consentivano di indurre «in errore la presidenza del Consiglio dei ministri, ottenendo per le annualità dal 2004 al 2006, l’ingiusto profitto di circa 10 milioni 326 mila 138 euro, nonché per l’annualità 2006 euro 2 milioni 582mila 284 per ciascuna società, a titolo di provvidenze non dovute, con rilevante pari danno patrimoniale per la presidenza del Consiglio». A carico dell’imprenditore, inoltre, sono ipotizzate una serie di false fatturazioni oltre che l’illecita appropriazione di denaro delle stesse società – tra il 2005 e il 2007 - per un ammontare complessivo di 976mila euro. Per il giudice «la diretta riconducibilità delle due società editrici a Giuseppe Ciarrapico emerge dal contenuto di una nota a firma di Tullio Ciarrapico, indirizzata al presidente datata 9 maggio 2006, rivenuta nell’abitazione di Cristina Tirabassi; nel documento ove è scritto a penna letteralmente «per favore non fotocopiare e non archiviare. Strappare dopo la lettura», Tullio Ciarrapico rivolgendosi al padre indica l’opportunità di adottare alcune cautele per far apparire separate le attività delle società editrici. A dimostrazione del ruolo di Ciarrapico in entrambe le società, c’è il caso della revoca dei fidi di Italease (Banca specializzata in leasing), i cui «esponenti avrebbero minacciato la revoca dei fidi a causa della linea editoriale dei quotidiani nei confronti dell’onorevole Gianfranco Fini. Di questo Ciarrapico ne parla con una sua collaboratrice, Marina Benetti: «Molto attendibilmente – dice l’imprenditore - che su intervento di Gianfranco Fini, il presidente Rondelli, attuale arbitro…come si chiama quella con cui lavoriamo? Italease…ha fatto sapere che se non la piantiamo, come non l’abbiamo piantata e non intendiamo piantarla contro Gianfranco Fini, Italease sarà costretta a non rinnovarci il fido».

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