Ha atteso un’intera giornata in tribunale per far sentire la sua voce. Per raccontare come si sia accorta di essere sposata «a sua insaputa». Vestito nero, tacco alto, pashmina di seta con ornamenti in oro e trucco pesante. All'età di 88 anni Gina Lollobrigida dimostra ancora di avere una notevole grinta. Ad attendere la star, ieri, non c’erano i suoi fan ma i giudici del tribunale penale romano di piazzale Clodio. Per l’artista la giornata trascorsa tra i corridoi del palazzo di giustizia, tra avvocati, procuratori, giudici, giornalisti e telecamere, si è rivelata vana. Alle 8 e mezza della sera infatti il processo è stato sospeso. La Lollobrigida dovrà tornare in tribunale per raccontare alla corte le ragioni che l'avrebbero costretta a denunciare Javier Rigau Rafols, imprenditore spagnolo attualmente imputato perché accusato di truffa e falso. Attrice, fotografa, scultrice, disegnatrice e cantante. La tenacia del sex simbol anni cinquanta e sessanta è forte: «Se fosse per me avrei potuto testimoniare – ha spiegato Gina Lollobrigida ai cronisti accorsi anche dall’Inghilterra per seguire il processo della donna – io non sono stanca, la sera mi attivo. Ho fatto i complimenti al giudice perché oggi ha celebrato una ventina di processi. Capisco la sua stanchezza». Secondo la procura l’imprenditore 55enne iberico avrebbe deciso di inscenare un matrimonio, in Spagna, con la star del Belpaese. Così, «con artifici e raggiri – recita il capo d'imputazione - induceva in errore Luigina Gina Lollobrigida, convincendola a ratificare a Roma, con dichiarazione resa davanti al notaio Franceschini, il matrimonio contratto con Rigau in data 29 novembre 2010 per conto della sua procuratrice Maria Del Pilar Guimerà Gabilondo». In altre parole l’uomo avrebbe fatto firmare alla «Lollo» una procura convincendola che si trattasse di documenti necessari per una causa civile che doveva essere celebrata in Spagna. Forte dell’atto l’imputato si sarebbe recato a Barcellona, dove ad attenderlo sull'altare ci sarebbe stata un'altra donna, la destinataria della procura, che avrebbe sposato Javier Rigau Rafols in nome della Lollobrigida. «In tal modo – continua l'atto stilato dal sostituto procuratore Claudia Terracina – realizzava un consistente ingiusto profitto, consistito nella acquisizione piena dello status giuridico del coniuge (di persona estremamente facoltosa) e dei relativi diritti alimentari e successori, con correlativo danno della signora Lollobrigida nei confronti della quale sorgevano, a sua insaputa, gli obblighi derivanti dal matrimonio». «Non sono un mostro come mi hanno descritto – si è sfogato l'imputato al termine del processo – in Spagna cause simili sono state archiviate. Io non ho mai ricevuto una condanna in vita mia. Sono una brava persona». Durante il dibattimento è emerso che in Spagna, per reati relativi alla falsità della firma in relazione alla procura della discordia, le denunce della Lollobrigida sarebbero state archiviate in seguito a una perizia calligrafica che ne confermava l'autenticità e la difesa avrebbe anche spiegato l'esistenza di una richiesta di annullamento presso la Sacra Rota. Altro paese, altri reati contestati. Ciò che dicono i tribunali iberici non conta. Il processo va avanti. Prossimo appuntamento: Dicembre.
Povera Lollo, 8 ore d’attesa in tribunale
L’attrice ottantotenne doveva essere ascoltata come testimone Ha denunciato il giovane ex che l’avrebbe sposata a "sua insaputa"
