Attualità

Il carcere non sia solo sofferenza

di Pier Ernesto IrmiciNella grave situazione di persistente inadeguatezza delle carceri italiane, che costringe i detenuti in condizioni di insopportabile disagio, a volte fino a raggiungere in...

Nella grave situazione di persistente inadeguatezza delle carceri italiane, che costringe i detenuti in condizioni di insopportabile disagio, a volte fino a raggiungere in alcuni casi livelli disumani, è significativo il convegno (oggi alle 17,30 alla Camera dei Deputati) che invita a riflettere sull'articolo 27 della Costituzione alla luce dell'opera di carità di Bartolo Longo, che certamente anticipa quanto sancisce il terzo comma («Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato»). Bartolo Longo si oppose alla scuola antropologica criminale di Lombroso, che dall'osservazione della scatola cranica e dei tratti somatici aveva la pretesa di individuare l'origine innata della delinquenza, e raccolse i figli dei condannati: «Nel ricevere i fanciulli - scrisse Bartolo Longo - non li guardo in faccia né sul cranio; ma solamente mi accerto se sono reietti ed innocenti abbandonati: e questo mi basta: li stringo al cuore e questo mi basta». E attraverso quest'opera egli arrivò a considerare il condannato non esclusivamente per la sua condizione all'interno del carcere, ma anche in rapporto al mondo esterno, che, una volta scontata la pena, dovrebbe nuovamente accoglierlo, in primo luogo la famiglia. E proprio il reinserimento sociale del condannato è il tema principale che oggi viene affrontato nel convegno organizzato dal Pontificio Istituto Bartolo Longo e dall'Associazione Sandro Pertini Presidente, che vede, tra gli altri, la presenza dell'onorevole Gianfranco Rotondi e del sottosegretario al Ministero della Giustizia Cosimo Ferri.

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