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Hotel in convento, 101 liti col Comune

Sono i morosi che hanno avviato il contenzioso sul pagamento di Imu e Tasi SCARICA L'ELENCO DEGLI IMMOBILI (PRIMA PARTE) - (SECONDA PARTE)

Quasi 20 milioni di euro ancora da riscuotere. Per l’esattezza 19 milioni e 146mila euro. È la cifra che il Comune di Roma deve ancora incassare dai conventi trasformati in alberghi. Si tratta dell’Ici/Imu mai versata nelle casse capitoline da queste «Case per ferie». Il Campidoglio ha inviato ingiunzioni di pagamento a 133 soggetti religiosi che gestiscono queste strutture. L’appello del Papa («se un convento religioso lavora come un albergo, paghi le tasse»), non pare sia molto seguito. Infatti, nonostante i solleciti dell’amministrazione capitolina nel corso almeno degli ultimi undici anni, solo 32 dei 133 morosi hanno accettato di iniziare a versare le somme dovute. Gli altri 101 hanno attivato dei contenziosi con il Comune per un importo di oltre 14,5 milioni di euro. Questi irriducibili, che rifiutano di mettersi in regola, fanno parte delle 273 strutture ricettive (gestite da 246 enti cattolici) che svolgono la propria attività nella Capitale e che «Il Tempo» ha iniziato a pubblicare (oggi la seconda parte dell’elenco). Questa impietosa fotografia sui mancati incassi dell’Imu di quello che possiamo chiamare il «Grand Hotel Vaticano» è stata scattata dal Dipartimento Risorse Economiche Direzione Entrate Fiscali del Comune di Roma, grazie alle pressanti richieste di chiarimenti del consigliere capitolino e presidente dei Radicali Italiani, Riccardo Magi. Gli atti di recupero per evasione/elusione dell’Ici prima e dell’Imu poi, come detto, sono indirizzati a 133 soggetti. Nell’elenco c’è veramente di tutto. Come la Congregazione delle Suore Orsoline della Sacra Famiglia (in contenzioso per 334.566 euro pagabili con sanzione ridotta di 245.683 euro) che gestisce la Casa per ferie «I gigli della montagna» in via Monte Senario a Prati Fiscali. Oppure la Congregazione delle Suore dell’Apostolato Cattolico, che ha la Casa per ferie «Suore missionarie Pallottine» in via delle Mura Aureliane, e deve 809.692 euro, 554.236 in maniera ridotta. Scorrendo l’elenco si trovano anche l’Ospizio Salesiano Sacro Cuore (528.137 euro per le annualità dal 2006 al 2008 e 2011) e la Congregazione Suore Oblate del Bambino Gesù (694.542 euro di cui 9.176 già versati). La Provincia italiana dell’Istituto Suore Rave di Santa Elisabetta (523.647 euro) gestisce una Casa per ferie in via dell’Olmata, zona Esquilino. Il primato però spetta alla Congregazione Mantellate Serve di Maria che deve ancora 1.163.593 euro in un arco temporale molto ampio dal 1998 al 2013. Le suore hanno gestito fino a quell'anno la Casa per ferie «Santa Giuliana Falconieri» in via S. Giuseppe Calasanzio, vicino piazza Navona, che oggi risulta chiusa definitivamente. C’è invece chi, pur essendo in contenzioso, ha già iniziato a versare parte del dovuto. Un esempio è la Casa Generalizia della Congregazione Suore del Divin Salvatore, titolare della Casa per ferie «Villa Maria» a largo Berchet, a Trastevere. Il Comune, da questo istituto, conta di incassare 961.094 euro (pagabili «ridotti» in 644.725 euro). Le Suore del Divin Salvatore, però, hanno già effettuato un «versamento diretto» di 104.894 euro. Ci sono infine i più virtuosi che, vistosi intimare il pagamento dell’Imu arretrata, hanno deciso di mettersi completamente in regola. È il caso della Casa Generalizia Congregazione Figlie della Carità San Vincenzo de’ Paoli che ha saldato 104.547 euro per le annualità dal 2005 al 2010. Ma come mai nel corso degli anni il Campidoglio non è riuscito a farsi pagare quanto gli spettava? È lo stesso Dipartimento Risorse Economiche a spiegarlo: «La particolare tipologia di istituti ed enti religiosi, la classificazione catastale degli immobili (che rimane spesso ambigua), la loro tendenza a percorrere quasi sempre la strada del contenzioso e una normativa che solo in tempi recenti ha cercato di chiarire le caratteristiche di esentabilità del patrimonio immobiliare, hanno dilatato nel tempo e reso incerto il consolidamento della pretesa e il successivo incasso di quanto dovuto».

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