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E gli italiani sono sempre più poveri

La Caritas chiede un reddito minimo per il 7 per cento della popolazione. E critica il governo Renzi: non ha fatto molto di più dei suoi predecessori

Anche la Caritas chiede il reddito minimo. Un «sistema fondato su una misura rivolta a chiunque sia in povertà assoluta», come «quello previsto dal Reddito d'inclusione sociale (Reis) proposto dall'Alleanza contro la povertà in Italia». Nel secondo Rapporto Caritas sulle politiche contro la povertà in Italia, presentato ieri a Roma, si legge che «ci vuole una misura nazionale per tutti i poveri, che rappresentano il 6,8% delle popolazione», ha affermato il responsabile scientifico del Rapporto Cristiano Gori, auspicando «un piano nazionale in quattro anni, dal 2016 al 2019». All'inizio, l'introduzione del reddito minimo «costerebbe solo 1,8 miliardi di euro mentre a regime la spesa sarebbe di 7,1 miliardi». In sette anni il numero di persone in povertà assoluta è più che raddoppiato, passando da 1,8 milioni del 2007 a 4,1 milioni del 2014. Confrontando il 2014 con il 2007, ultimo anno prima dell'inizio della crisi, si osserva che il numero delle persone in povertà assoluta è salito dal 3,1% al 6,8% del totale, anche se i più recenti dati Istat segnalano che la povertà ha smesso di crescere: per la prima volta dal 2007, infatti, nel 2014 la percentuale di persone colpite (il 6,8% del totale) si è stabilizzata rispetto al 2013, in cui era il 7,3%. L'insieme degli interventi di sostegno al reddito varati dal Governo Renzi ha fornito ai poveri qualche sollievo. Il bonus di 80 euro per i lavoratori dipendenti, il bonus bebè per famiglie con figli entro i tre anni, il bonus per le famiglie numerose e l'Asdi si traducono in un complessivo incremento medio del reddito delle famiglie povere pari al 5,7%, risultato migliore rispetto ai precedenti governi. Tuttavia, secondo il Rapporto, in materia di sostegno al reddito l'attuale Esecutivo, a oggi, non si è discostato in misura sostanziale dai suoi predecessori. I diversi contributi sin qui introdotti raggiungono nel loro complesso una quota limitata delle famiglie in povertà assoluta, intorno al 20%. Infine, l'Italia è l'unico paese europeo, insieme alla Grecia, privo di una misura nazionale come il reddito minimo, mirata a sostenere l'intera popolazione in queste condizioni. Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Claudio de Vincenti, rileva: «Siamo tutti buoni a proporre di stanziare dieci, venti o trenta miliardi per il reddito di cittadinanza, come fanno alcune forze politiche. Ma questa è cialtroneria politica che non risolve il problema della povertà. Al Ministero del Lavoro si sta lavorando ad una soluzione analoga, come ispirazione, al reddito di inclusione sociale», è prevista «l'apertura di un confronto con l'Alleanza contro la povertà per costruire insieme un piano nazionale di contrasto alla povertà e all'esclusione sociale». La critica della Caritas al governo è dura. In Parlamento, si legge nel rapporto, oltre al «Movimento 5 Stelle che ha fatto della lotta alla povertà, attraverso il reddito di cittadinanza, una propria bandiera», anche «Sel, autorevoli esponenti della Lega Nord così come del Partito Democratico e numerosi altri si sono espressi a favore di un intervento strutturale in materia». E «sul fronte del governo, il ministro del Welfare Poletti ha in più occasioni esplicitato la propria posizione favorevole alla introduzione di una misura nazionale». Però, «da quando è a Palazzo Chigi, Renzi non ha ancora assunto una posizione pubblica precisa sulla lotta alla povertà». La Caritas riconosce che «il complessivo sforzo riformatore dell'attuale esecutivo è più incisivo di quello di molti suoi predecessori», ma osserva che «nello specifico della lotta alla povertà il governo ha seguito una linea di sostanziale continuità con quelli che l'hanno preceduto: non ha, in altre parole, realizzato interventi significativi». «Molti degli interventi del jobs act - replica il ministro Poletti hanno chiari effetti di riduzione della povertà: si pensi alla riforma degli ammortizzatori sociali, dalla universalizzazione della Naspi, che copre molte figure che altrimenti sarebbero rimaste senza reddito, all'introduzione, per la prima volta nel nostro paese, di un sussidio di disoccupazione di natura non previdenziale, l'Asdi, destinato proprio ai disoccupati più bisognosi che abbiano esaurito gli altri sussidi; per non dire di tutti gli interventi che facilitano l'occupazione, migliorano l'incontro tra domanda e offerta di lavoro e puntano all'accrescimento dell'occupabilità dei lavoratori più fragili. Non bisogna infatti mai dimenticare che la via principale per l'uscita dalla povertà è il lavoro. Insomma - conclude Poletti - l'azione del Governo è su più fronti e non è destinata a fermarsi».

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