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Blitz anti-Isis, uccisi per errore 12 turisti

In Egitto elicotteri Apache contro quelli che l’esercito riteneva terroristi L’operazione in una zona proibita nel deserto. Il Messico chiede chiarimenti

Un attacco con gli elicotteri Apache contro quelli che, per l’esercito, erano terroristi dell’Isis e che invece si sono rivelati essere turisti. Un inferno di fuoco proveniente dal cielo che ha spazzato via, in Egitto, la vita di 12 persone, messicani e cileni in vacanza e le loro guide, che si trovavano nella «zona proibita» del Wahat, nel deserto occidentale. Dieci i feriti. Il fuoco assassino ha raggiunto i villeggianti mentre cenavano nei quattro veicoli del loro convoglio, completamente carbonizzati. Il ministero dell’Interno del Cairo ha spiegato che era in corso «un’operazione congiunta di polizia ed esercito», che si muovevano «sulle tracce di elementi terroristici» proprio nella zona percorsa dagli stranieri uccisi, quando improvvisamente «si sono imbattuti in quattro fuoristrada appartenenti a dei turisti messicani in viaggio in una zona proibita». Le forze di sicurezza egiziane hanno aperto il fuoco, che si è rivelato letale. Secondo il quotidiano El Mundo, alcuni sono stati falciati dai proiettili mentre cercavano di scappare. Il ministro degli Esteri messicano, Claudia Ruiz Massieu, ha affermato che a sparare sui quattro suv sono un stati un aereo e un elicottero e le vittime sarebbero otto messicani e quattro egiziani. Che gli stranieri si trovassero in una zona vietata ai turisti lo conferma anche un portavoce del ministero del Turismo egiziano, che sottolinea come l’agenzia organizzatrice del tour «non aveva permessi e non aveva informato le autorità», nonostante per muoversi in quella zona l’autorizzazione fosse necessaria. Per le autorità egiziane, dunque, quelle persone «non dovevano essere lì». Una fonte dell’agenzia, al contrario, ha sostenuto che i turisti non si trovavano affatto in una zona proibita ai civili o a rischio terrorismo. «È l'area dove spesso facciamo brevi soste prima di andare a Bahariya – ha affermato - non è vietata come è stato detto. Il gruppo stava viaggiando seguendo un consueto itinerario che va dal Cairo all'oasi di Bahariya», a poco meno di 400 chilometri a sudest del Cairo. «Dovevano passare la notte in un hotel di Bahariya – ha aggiunto la stessa fonte - ma si sono fermati 100 chilometri prima dell'oasi». Ed è durante questa sosta che i turisti sono scesi dai loro fuoristrada, un istante prima di essere spazzati via dal fuoco degli Apache dell’esercito del presidente Al-Sisi. Degli autisti e guide egiziani, solo in due sono sopravvissuti all’attacco. Uno è molto grave. La zona dell’accaduto, porta d’ingresso per la delicata Libia, è molto «calda», in quanto infestata da terroristi che in questi mesi hanno ammazzato centinaia di soldati in ripetuti scontri. Due giorni fa, forse anche da qui l’errore dell’esercito egiziano, otto integralisti islamici hanno decapitato e poi crocifisso un uomo ritenuto un informatore della polizia del Cairo. Alcuni testimoni, subito dopo, hanno riferito alla polizia che gli assassini erano fuggiti a bordo di fuoristrada simili a quelli utilizzati proprio dai turisti uccisi ieri. Il presidente messicano Enrique Peña Nieto, ovviamente condannando duramente l’attacco, ha chiesto via Twitter che le autorità egiziane svolgano un’indagine approfondita su quanto accaduto e contemporaneamente ha annunciato di aver aumentato il personale diplomatico nella capitale egiziana in modo da assistere nel migliore dei modi feriti e familiari delle vittime. Il ministro degli Esteri messicano, Ruiz Massieu, si è subito messo in contatto con l’ambasciatore egiziano in patria, chiedendo il sostegno delle autorità egiziane affinché i loro connazionali coinvolti vengano rimpatriati. L’ambasciatore messicano in Egitto, Jorge Alvarez Fuentes, così come alcuni rappresentanti del consolato, si sono poi diretti verso l’ospedale Dar el-Fouad del Cairo. Poche settimane fa la Farnesina ha reso nota la mappa dei paesi a rischio per i turisti. Fra questi compare lo stesso Egitto, dove la tensione causata dagli attacchi e dalle dichiarazioni belligeranti dell’Isis, è salita molto di livello. Il nostro ministero degli Esteri raccomanda di evitare i viaggi non indispensabili lontano dai resorts situati a Sharm el-Sheik (nel 2005 teatro di terribili attentati), sulla costa continentale del Mar Rosso, nelle aree turistiche del Mediterraneo e dell'Alto Egitto. Il clima in terra egiziana, segnala la Farnesina, porta a «turbative per la sicurezza» e ad «azioni ostili anche di stampo terroristico». La tensione, al Cairo, si taglia a fette.

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