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Il Papa bacchetta la buona scuola

La preghiera all’Angelus rivolta ai precari sardi: «Va tutelata la famiglia» Francesco ha aperto Musei Vaticani e Sistina a 50 detenuti di Rebibbia

«Deus ti salvet, Maria, chi ses de gratia plena. De gratias ses sa vena ei sa currente», Dio ti salvi Maria, che sei piena di grazia: di grazia sei insieme fiume e sorgente. È l’Ave Maria in sardo che ieri hanno intonato nel corso dell’Angelus i precari della scuola sarda, in Piazza San Pietro, per chiedere «la grazia» a Papa Francesco di non farli «emigrare» in altre regioni con il meccanismo della «fase B». Si sono rivolti al Papa dopo che il Miur ha reso note le adesioni sul piano straordinario delle assunzioni dei docenti precari sardi previsto dal decreto «Buona scuola» del Governo. In 153 hanno accettato la proposta, solo 2 i no. «Auspico che i problemi del mondo del lavoro siano affrontati tenendo concretamente conto della famiglia e delle sue esigenze». È la risposta di Papa Francesco, dopo la preghiera dell’Angelus, agli insegnanti precari sardi, dopo le polemiche delle scorse settimane sui trasferimenti nel mondo della scuola. Nella catechesi, il Papa ha commentato il Vangelo nel quale Gesù interroga i discepoli su che cosa dica la gente di Lui, per poi rivolgere la stessa domanda a loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Pietro, a nome di tutti - ha ricordato Francesco - esclama con schiettezza: «Tu sei il Cristo». Gesù «allora rivela apertamente ai discepoli quello che lo attende a Gerusalemme, cioè che 22"il Figlio dell’uomo doveva soffrire molto … venire ucciso e, dopo tre giorni, risorgere"». E qui Pietro si scandalizza. «Prende in disparte il Maestro - ricorda il Papa - e lo rimprovera», venendo a sua volta rimproverato duramente dal Nazareno, che replica: «Va’ dietro a me, Satana! Perché tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini». Gesù, ha spiegato Francesco, «si accorge che in Pietro, come negli altri discepoli – e in ciascuno di noi! – alla grazia del Padre si oppone la tentazione del Maligno, che vuole distoglierci dalla volontà di Dio. Annunciando che dovrà soffrire ed essere messo a morte per poi risorgere, Gesù vuol far comprendere a coloro che lo seguono che Lui è un Messia umile e servitore. È il Servo obbediente alla volontà del Padre, fino al sacrificio completo della propria vita». Mettersi a seguire Gesù, ha continuato Francesco, «significa prendere la propria croce per accompagnarlo nel suo cammino, un cammino scomodo che non è quello del successo o della gloria terrena, ma quello che conduce alla vera libertà, quella che ci libera dall’egoismo e dal peccato. Si tratta di operare un netto rifiuto di quella mentalità mondana che pone il proprio “io” e i propri interessi al centro dell’esistenza. Eh no, quello non è quello che Gesù vuole da noi. Invece Gesù ci invita a perdere la nostra vita per Cristo e il Vangelo, per riceverla rinnovata e autentica». Quella di ieri è stata una giornata speciale pe un gruppo di 50 detenuti di Rebibbia che hanno visitato in via eccezionale i Giardini Vaticani e la Basilica di San Pietro. Per loro si sono aperte anche le porte dei Musei Vaticani: hanno potuto anche seguire l’Angelus del Papa dall'interno della Cappella Sistina. La visita, di cui riferisce la Radio Vaticana, è stata quasi un anticipo delle iniziative che saranno previste per i carcerati durante l'Anno giubilare.

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