Attualità

Console onorario francese vende canotti ai migranti

Smascherata dalla tv nel suo negozio a Bodrum. La donna è stata subito sospesa dal governo

Non solo Mafia Capitale, non solo gli scafisti e i mercanti di uomini che guadagnano miliardi senza salire su un barcone. Perfino una «diplomatica», console e insieme commerciante in Turchia, sfruttava l’emergenza immigrazione per far soldi. La sua linea difensiva? Un luogo comune abusato: se non l’avessi fatto io, l’avrebbero fatto altri. La donna, una francese, è stata sospesa dal suo governo dalla carica di console onorario nella città portuale turca di Bodrum: un servizio della Tv France 2 l’aveva mostrata in un negozio di sua proprietà mentre vendeva canotti ai migranti. Le immagini, girate di nascosto, «immortalano» Francoise Olcay mentre smercia imbarcazioni e giubbotti salvagenti ai profughi, che sperano di raggiungere le isole greche. Ammettendo il suo coinvolgimento nel commercio, la donna si è difesa sostenendo che nel traffico sono coinvolte anche le autorità turche locali e alla domanda sul perché lei non abbia smesso di vendere le forniture ai migranti, ha risposto che se lo avesse fatto, altri avrebbero preso il suo posto e gli articoli sarebbero stati comprati altrove. La notizia sta creando grande imbarazzo al ministero degli Esteri francese. Parigi ha ricordato che i consoli onorari non sono membri del corpo diplomatico, l’incarico è volontario, non retribuito e compatibile con lo svolgimento di altre attività, incluse quelle commerciali. Tuttavia le immagini di France 2, girate da un reporter che stava indagando su dove i migranti di Bodrum acquistino le loro forniture, mostrano un grande magazzino con tanto di bandiera francese e targa ufficiale «Agence Consulaire de France». Negli ultimi mesi migliaia di rifugiati hanno usato Bodrum, sulla costa mediterranea della Turchia, come un punto di accesso per realizzare il loro sogno di raggiungere l'Europa. Tuttavia, i corrispondenti dicono che il numero di partenze sembra essere in lieve calo dopo che la polizia turca ha intensificato i pattugliamenti in seguito alla morte di Aylan Kurdi, il bimbo di tre anni il cui corpo riverso sulla spiaggia è stato immortalato in uno scatto che ha fatto il giro del modo suscitando l'indignazione internazionale. Ma il flusso non si ferma. Ieri c’è stato l’ennesimo sbarco al porto di Pozzallo, nel Ragusano, dove è giunta la nave militare francese «Commandant Bouan», con a bordo 140 stranieri, tra cui 20 donne e 55 minorenni. A coordinare la macchina dell'accoglienza la Prefettura, con personale del Comune, medici dell'Asp, personale della Caritas e della Croce Rossa. Uno dei migranti è stato ricoverato in ospedale. E il cadavere di un clandestino è stato scoperto sempre ieri nel vano del carrello di atterraggio di un cargo all'aeroporto di Schiphol ad Amsterdam. Il velivolo era arrivato nei Paesi Bassi da un imprecisato Stato africano. Si tratta di uno dei primi espedienti escogitati per tentare di emigrare illegalmente all'estero, nel tempo sempre meno utilizzato a causa dei controlli più severi, ma al quale paradossalmente la vittima ha fatto ricorso proprio mentre l'Europa deve affrontare la più grave crisi migratoria dall'epoca della II Guerra Mondiale: la sola Olanda riceve ogni settimana circa 1.500 nuovi migranti, e i suoi centri di accoglienza sono ormai al limite delle loro capacità. Infine, dopo il gesto di Matteo Salvini, anche il premier ungherese si è offerto di ospitare in casa propria una famiglia di migranti, a condizione però che il gesto «non fosse interpretato da altri come un incoraggiamento a venire in Europa», il che «al momento non sarebbe opportuno», ha precisato Viktor Orban al quotidiano tedesco «Bild», aggiungendo che sua moglie e i suoi figli stanno comunque già adoperandosi in attività di assistenza. Da domani l'Ungheria chiuderà la frontiera meridionale con la Serbia, lungo la quale è stato eretto un muro di recinzione difeso da matasse di filo spinato, e il premier ha avvertito che chi tenterà di oltrepassarla sarà arrestato. I migranti in arrivo saranno rimandati indietro. Dove, chiede allora l'intervistatore a Orban: «Là da dove sono arrivati», è la secca replica. «Quella gente non arriva da zone di guerra, piuttosto viene da campi di accoglienza in Paesi confinanti con la Siria quali il Libano, la Giordania o la Turchia. Lì erano al sicuro». Chissa se Orban è mai stato in un campo-profughi.

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