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In Siria 81 italiani si sono arruolati nell’Isis

Alfano ha parlato di "persone di nazionalità italiana o che sono passate per il nostro Paese"

Ottantuno italiani in Siria per arruolarsi tra le fila dello Stato islamico. Aumenta il numero dei connazionali che hanno scelto di abbracciare la jihad. I dati aggiornati sono stati forniti ieri dal ministro dell'Interno, Angelino Alfano, che ha parlato di persone «di nazionalità italiana o che sono passate per il nostro Paese». In tutto gli italiani arrivati nei territori controllati dal Califfato sono cinque, mentre quelli con doppia nazionalità ma non partiti dall'Italia sono altri cinque. Degli 81 foreign fighters partiti dal nostro paese, inoltre, 18 sono quelli deceduti. Cifre che fanno riflettere sulla diffusione dell'estremismo islamico in Italia anche se, ha sottolineato il ministro, «il numero complessivo è assolutamente inferiore a quello di qualsiasi altro Paese occidentale». Tra i nomi più noti nella lista dei mujaheddin italiani, c'è quello di Giuliano Ibrahim Delnevo, il giovane genovese morto in Siria nel giugno del 2013. A seguire, nell'elenco di vip non può mancare Maria Giulia Sergio, Fatima dopo la conversione all'Islam, anche nota con il soprannome di Lady jIhad. Un altro combattente è Giampiero Filangieri, il calabrese arrestato dal dipartimento antiterrorismo ad Erbil, nel Kurdistan iracheno,mentre tentava di raggiungere i miliziani di Abu Bakr al-Baghdadi. Un capitolo a parte nel bilancio presentato da Alfano, proprio nel giorno dell'anniversario dell'attacco alle Torri Gemelle di New York, è rappresentato dalle espulsioni. Qui i dati presentati dal ministro partono da lontano, addirittura proprio dall'11 settembre del 2001. Da quella data in Italia «gli espulsi per terrorismo internazionale sono stati complessivamente 228; di questi, 19 erano Imam». Da febbraio 2014 ad oggi, invece, gli espulsi per terrorismo internazionale sono stati 57 e gli arrestati 45. I numeri per il ministro dell'Interno confermano l'efficacia dell'attività di contrasto al terrorismo anche se il fronte dell'immigrazione rimane il tallone di Achille. Quanto al rischio di infiltrazioni terroristiche tra i migranti, infatti, il capo della Polizia, Alessandro Pansa, ha ammesso che il pericolo «esiste e col passare del tempo aumenta, ma non abbiamo alcuna informazione che ci metta in allarme. Ci siamo attrezzati e ci stiamo attrezzando sempre di più per prevenire la minaccia con servizi specifici. E l'attività di prevenzione sta dando i suoi risultati». E mentre l'Italia «non ha evidenze» di infiltrazione di jihadisti tra le migliaia di profughi che ogni giorno arrivano sulle nostre coste e nel resto d'Europa, la polizia francese da giorni è impegnata a dare la caccia ad un siriano affiliato all'Isis che sarebbe nascosto tra i migranti che stazionano a Calais, sul lato francese della Manica, in attesa di entrare nel Regno Unito. Secondo le informazioni in possesso dell'intelligence di Hollande e non solo, si tratterebbe di un «lupo solitario» arrivato in Europa con l'intento di compire un attentato in Gran Bretagna. L'uomo, inoltre, avrebbe percorso la rotta dei Balcani insieme al flusso di profughi che si muove da mesi in quei territori con l'intento di raggiungere il nord Europa. Il quotidiano francese La Voix du Nord aveva per primo ipotizzato la presenza dell'uomo giovedì scorso, e le associazioni umanitarie che operano nei campi di accoglienza sul confine hanno confermato al Daily Mirror che nella cittadina è in corso la caccia all'uomo.

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