Un sovrano assoluto di fronte al quale si inchinava chiunque, persino i giornalisti. Parliamo di Luciano Moggi, capace di esercitare «uno strapotere» grazie alla sua «irruenta forza»; il «principe indiscusso di Calciopoli», l’ex Dg della Juventus, che poteva contare su un «suddito» e «complice»: l’arbitro Massimo De Santis. È quanto emerge dalle 150 pagine di motivazioni alla sentenza con la quale la Cassazione, nel marzo scorso, ha quasi completamente prescritto lo stesso Moggi dalle accuse di associazione per delinquere e frode sportiva e confermato la condanna a 10 mesi per De Santis. I giudici della Suprema Corte non hanno avuto dubbi nell’affermare che in relazione a Moggi «più che di potere si deve parlare di uno strapotere esteso anche agli ambienti giornalistici ed ai media televisivi, che lo osannavano come una vera e propria autorità assoluta». Un direttore generale capace di sprigionare una «forza irruenta di penetrazione anche in ambito federale». Big Luciano, a cui viene attribuita la «poliedrica capacità di insinuarsi» nei «gangli vitali dell'organizzazione calcistica (Figc e organi in essa inseriti, quali l'Aia)», viene definito «l'ideatore di un sistema illecito di condizionamento delle gare del campionato 2004-2005 (e non solo di esse)». L’associazione a delinquere messa in piedi da Moggi, per i giudici era «ampiamente strutturata e capillarmente diffusa nel territorio con la piena consapevolezza per i singoli partecipi, anche in posizione di vertice (come Moggi, il Pairetto o il Mazzini), di agire in vista del condizionamento degli arbitri attraverso la formazione delle griglie, considerate quale primo segmento di una condotta fraudolenta». L’influenza di Moggi si estendeva fino a condizionare anche «Il Processo del lunedì» diretto da Aldo Biscardi, allo scopo, ad esempio, di indurre il commentatore Fabio Baldas ad esprimere un giudizio positivo verso l’arbitro Tiziano Pieri, che aveva diretto Bologna-Juventus, una partita molto contestata vinta dalla Juve per 1a0. La Cassazione parla anche delle «incursioni» di Moggi negli spogliatoi degli arbitri, nel corso delle quali criticava «aspramente», in modo “aggressivo e minaccioso”, i direttori di gara. Di quello che i giudici definiscono «mondo sommerso», dove a farla da padrone erano gli «interessi ultra individuali», faceva parte anche il «suddito e complice» De Santis, un arbitro che, secondo la Suprema Corte, poteva contare sulla «protezione mediatica» assicuratagli dallo stesso Lucianone.
Il "principe" Luciano che comandava arbitri e giornalisti
Secondo i giudici l'ex Dg juventino Moggi aveva uno strapotere in Figc e condizionava anche i commenti in tv al Processo di Biscardi
