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Quei giovani assassini dello scontro tra clan

La Direzione investigativa antimafia svela le dinamiche che ci sono dietro il fenomeno criminale

Ormai sono i "baby camorristi" a imbrattare Napoli. Un tempo era i criminali, quelli sopra i 18 anni, soldati di una guerra tra clan che si riaccende ogni volta si verificano fratture nel mondo criminale. Segnali di sangue e piombo. Ora sono i giovani ad avere il grilletto facile. Il 5 settembre la Direzione investigativa antimafia ha consegnato la sua relazione sull’andamento delle mafie in Italia nel secondo semestre 2014, da luglio a dicembre. Gli analisti hanno scritto che in Campania (e nella camorra) il bioritmo criminale è allarmante: sette omicidi volontari in sei mesi. Cento clan e un «fitto sottobosco di famiglie criminali minori», scrive la Dia. Ma la statistica è diventata presto vecchia. Il giorno dopo per le strade partenopee si è ucciso ancora. È rimasto a terra un diciassettenne, colpito dai sicari a piazza Sanità, zona del capoluogo campano ad alta fibrillazione nella criminalità organizzata, davanti alla chiesa di San Vincenzo. E il 3 un altro pregiudicato è stato ammazzato nella sua auto nel rione Sanità. Per buona parte adesso a sparare sono minorenni. Figli di boss o di un dio minore. Armati sino ai denti e fan della vita spericolata. Uccidere è un vanto. Venire arrestati un motivo di onore. La presunzione d’invincibilità è una compagnia obbligata per convincersi di poter rimandare l’appuntamento con la propria morte. La Direzione antimafia riflette che «ogni provincia ha i suoi cartelli e le sue faide. Ma se nel contesto partenopeo si assiste a situazioni conflittuali determinate dalla metodologia della polverizzazione dei clan con l’aumento di reati - anche sanguinosi - compiuti da baby gang» non bisogna pensare che il vecchio "mondo di sotto" sia radicalmente cambiato. «Sussiste - prosegue la relazione - anche la consolidata strategia tipica dei Casalesi di rendere l’agire criminale invisibile alle forze di polizia. Ciò ha permesso al clan del casertano, nonostante una progressiva dissoluzione del vecchio vertice, di mantenere rapporti con Cosa nostra - da cui hanno mutuato la struttura - e la ’ndrangheta, per cui sono confermati partner affidabili». La guerra continua.

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