«Mio padre, Vittorio Casamonica, assomigliava a Papa Wojtyla. Per noi lui era un re». Vera Casamonica, figlia dello scomparso capostipite della famiglia di nomadi - più volte finito sotto processo per reati contro il patrimonio - rompe il silenzio all’indomani dello sfarzoso funerale nel cuore della Capitale che ha creato non poche polemiche. La donna, 47 anni, è stata intervistata durante la trasmissione televisiva Porta Porta. Ha tentato di smontare l’immagine che aveva acquisito il padre negli anni, di un «criminale». Tuttavia le indagini della Procura della Repubblica di Roma lo citano più volte come personaggio in rapporti anche con gruppi criminali. «Il padrino è un film che a lui piaceva, come gli piaceva quella musica. Da lassù mio padre è contento perché abbiamo fatto il funerale che piaceva a lui. Noi siamo abituati a fare i funerali così». Ha aggiunto che «per noi lui era un re. Lui era un papà buono, assomigliava al Papa buono, che era Wojtyla». Inoltre ha voluto precisare che «io sono venuta per difendere mio padre. Degli altri Casamonica e di quello che hanno fatto non mi interessa niente. Lui non c’entra niente con la droga né con Mafia Capitale». Sulla quantità di denaro che sarebbe riuscito ad accumulare, la figlia spiega che «veniva da un famiglia benestante e poi vendeva macchine». Un «amante dei motori», racconta, tanto che «nonno e nonna erano grandi commercianti di automobili e non ci sta niente di male se l’aiutavano i genitori. I soldi per noi erano puliti». Effettivamente, secondo quanto afferma la donna, non sarebbero stati individuati contatti di natura illecita tra Mafia Capitale e Casamonica. Sta di fatto che ci sarebbero stati rapporti di natura professionale. Il particolare è raccontato da Salvatore Buzzi, braccio imprenditoriale dell’organizzazione capeggiata da Massimo Carminati. In particolare, racconta Buzzi, a Luciano Casamonica aveva affidato la sicurezza di un campo rom gestito dal Gruppo 29 Giugno. «Io me ricordai che c’avevamo Luciano Casamonica, il nostro amico, il nostro… nomade». Dice che «ha ucciso una persona a pugni, ma tanti anni fa». Aggiunge che «gli dissi: “Lucià ma ce la fai la guardiania qui”, che noi avevamo già utilizzato alcuni… lui ce la fece e noi gli abbiamo dato 20mila euro». Con Casamonica «era nato un rapporto d’amicizia tant’è vero che la famosa cena de Alemanno invitiamo Casamonica… come? La famosa foto… Roma fa schifo… poi è stata fatta… la cena che facemmo… poi Gaglianone alla fine fece una cena pure qui per festeggiare la fine dei lavori, pure lì venne Luciano, se dovevamo fa una festa Luciano lo chiamavano sempre perché è simpaticissimo». Lo stesso Luciano Casamonica, infine, è intervenuto in prima persona nella polemica successiva al funerale sfarzoso di fine agosto, mandando un messaggio direttamente al ministro dell’Interno Angelino Alfano. «Se io faccio un matrimonio e prendo la Rolls Royce non è che c’è la mafia. Noi Casamonica abbiamo sempre fatto le feste alla grande, da quando siamo qui a Roma. Signor Alfano non siamo mafiosi, non siamo persone cattive». E ancora: «Vittorio Casamonica Re di Roma? Nel gergo nostro, nella nostra cultura significa che per noi è un re, il nostro re di Roma. Dicono che era un boss. Mio zio era conosciutissimo perché lui comprava e vendeva auto. Se n’è andata una parte del nostro cuore. Il funerale? Ma a chi abbiamo dato fastidio? È la nostra cultura. Noi siamo venuti qui con un defunto - aggiunge - La Chiesa accoglie tutti».
«Mio papà Casamonica era come Wojtyla»
La figlia di Vittorio: «Non c’entrava niente con la droga. Vendeva solo auto» L'INTERVISTA Il nipote: «Sogno di sfondare a X Factor. Ma con questo cognome...»
