Nessun accordo, nessun patteggiamento: Salvatore Buzzi, il ras delle cooperative considerato come il braccio finanziario del «Mondo di mezzo», non ha ottenuto l’assenso da parte dei magistrati all’accordo proposto dal suo avvocato, il penalista Alessandro Diddi. Troppo pochi i tre anni e nove mesi di reclusione che Buzzi aveva intenzione di «barattare» contro la montagna di accuse che lo bollano come numero due di Carminati. Una decisone che arriva senza sorprendere e che segue, di una manciata di settimane, una decisione analoga del Tribunale capitolino che aveva rigettato la precedente ipotesi di accordo a tre anni e mezzo. Non sono serviti dunque al presunto braccio destro di Massimo Carminati, i cinque interrogatori che lo stesso Buzzi ha reso al procuratore aggiunto Michele Prestipino e al suo sostituto procuratore Paolo Ielo. Le dichiarazioni di Salvatore Buzzi, infatti, sono state considerate dagli inquirenti come carenti (soprattutto relativamente ad alcuni aspetti dell’intera vicenda). Salvatore Buzzi, che era statto arrestato nella prima tranche della maxi operazione su «Mafia Capitale», comparirà davanti ai giudici il prossimo 5 novembre assieme agli altri imputati (della prima e della seconda ondata dell’inchiesta) per i quali è stato disposto il giudizio immediato: tutti - tra gangstar (veri e presunti), faccendieri, politici, imprenditori e responsabili del mondo delle coop – sfileranno in un’aula di giustizia, dove dovranno rispondere di reati pesantissimi che vanno dall’associazione a delinquere di stampo mafioso, al riciclaggio, dalla turbativa d’asta e alla corruzione. E nell’inchiesta della Distrettuale antimafia capitolina, sono tanti i nomi eccellenti chiamati a rispondere di avere fatto parte, a vario titolo, del gelatinoso sistema di mazzette e corruzione creato dall’ex estremista di destra Massimo «Er cecato» Carminati. Secondo le ricostruzioni della Procura, a gestire in prima persona gli affari del clan - soprattutto nel mondo dell’accoglienza ai migranti e sull’emergenza abitativa – c’era proprio Salvatore Buzzi: il ras della 29 Giugno infatti era riuscito a creare una fitta rete di interessi che collegavano il mondo della politica (che doveva pilotare gli appalti), quello dell’imprenditoria cooperativista e quello di tanti funzionari regionali e comunali che, nella sostanza, facevano a gare pur di entrare nel dorato «Mondo di mezzo».
I pm gelano Buzzi e respingono il patteggiamento
I magistrati hanno dato parere negativo alla richiesta di pena di 3 anni e 9 mesi avanzata dal ras delle coop
