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"Stop all’import di schifezze in tavola"

Gli agricoltori al Brennero bloccano merci poi spacciate per Made in Italy Intercettata mozzarella fresca polacca e lattuga olandese diretta a Battipaglia

Attenti alla tavola e a quello che ci arriva sopra spacciato per made in Italy. Centinaia di quintali di materie prime come il latte e la carne di maiale entrano indisturbate nei confini italiani. E fin qui non ci sarebbe nulla di male, tranne il fatto che spesso si trasformano in cibi nostrani senza che l’ignaro consumatore ne abbia contezza. Per frenare questi ingressi la Coldiretti ieri si è mobilitata intercettando al passo del Brennero i Tir con le merci alimentari. Ne hanno trovate delle belle come una mozzarella fresca con una bella scritta tricolore prodotta in uno stabilimento polacco da una ditta di Bolzano, e destinata a una ditta di Firenze e riporta – ha spiegato Coldiretti – la scritta «mozzarella fresca», nonostante solo per arrivare a destinazione debba fare un viaggio di migliaia di chilometri. Ed è solo uno dei tanti esempi di prodotti trovati sui camion che transitavano al Brennero provenienti dall’estero, pronti a diventare italiani, come nel caso di lattuga che dall’Olanda è destinata a Battipaglia, importante distretto delle verdure italiane di quarta gamma e di insalata fresca. Al Brennero il presidio ha anche individuato surgelati, tra cui 20 mila chilogrammi di fagiolini surgelati sfusi, in contenitori da 800 chilogrammi, pronti a finire nei minestroni italiani, ma anche latte austriaco diretto a La Spezia, cagliate tedesche dirette in Puglia, pancette fresche, con marchio non identificabile, destinate ad un’industria di salumi di Verona, e porri e altre verdure provenienti addirittura dalla Svezia e destinate ad una cooperativa in provincia di Bergamo. Un tradimento per i consumatori italiani che dall’inizio della crisi a oggi continuano a comprare prodotti non italiani ma spacciati per tali. Secondo la Coldiretti le importazioni agroalimentari sono aumentate in valore del 28% nei primi cinque mesi del 2015. Attualmente in Italia l'obbligo di indicare la provenienza è in vigore tra l’altro per carne bovina (dopo l’emergenza mucca pazza) e pe ril pollo (dopo l’emergenza aviaria), uova, miele, e extravergine di oliva, ma ancora molto resta da fare e l’etichetta è anonima per circa la metà della spesa dalla pasta ai succhi di frutta, dal latte a lunga conservazione ai formaggi, dai salumi fino al concentrato di pomodoro e ai sughi pronti. «Dobbiamo portare sul mercato – ha detto il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo - il valore aggiunto della trasparenza e dare completa attuazione alle leggi nazionale e comunitaria che prevedono l’obbligo di indicare in etichetta l’origine degli alimenti. Ma è necessario che sia anche resa trasparente l’indicazione dei flussi commerciali con l’indicazione delle aziende che importano materie prime dall’estero».

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