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Un post del figlio tradisce "El chapo"

Il 29enne pubblica su facebook una foto sua e del padre, ma non disattiva il geolocalizzatore: i due sarebbero in Costa Rica

Era fuggito dalla prigione di alta sicurezza di Altiplano, nella città di Almoloya de Juarez, circa 90 km a ovest di Città del Messico. Una beffa per il presidente Enrique Pena Nieto, che aveva fatto della lotta al narcotraffico il suo cavallo di battaglia. Era il 12 luglio scorso. E sembrava impossibile riacciuffare l’evaso, che sicuramente aveva usufruito della complicità di persone all’esterno e all’interno del penitenziario. Ma la latitanza dorata di Joaquin Guzman, meglio conosciuto come «El Chapo» (il corto, il piccolo o il bassotto), uno dei principi del traffico di stupefacenti messicani, potrebbe non durare a lungo. E tutto per colpa di una leggerezza del figlio del superboss. Lo scorso 31 agosto, infatti, Jesus Alfredo Guzman Salazar avrebbe pubblicato su Twitter una foto in cui il noto narcos è ripreso in un ristorante. Peccato che il ventinovenne abbia dimenticato di disattivare la geolocalizzazione dell’account e sotto all'immagine compaia la scritta «Costa Rica», lo stato in cui sarebbe stata scattata l’immagine «galeotta». La fotot, pubblicata dai tutti i media messicani, mostra il figlio di «el chapo» seduto a un tavolo di un ristorante all’aperto con altre due persone, una delle quali dovrebbe essere il pericoloso criminale che da anni è a capo del potente cartello della droga di Sinaloa. Sebbene abbia il volto parzialmente oscurato, per gli inquirenti la sagoma e i baffi sono indiscutibilmente quelli de «El Chapo». La didascalia è irridente, una presa in giro della polizia messicana: «Agosto qui, già sai assieme a chi», recita. Ovviamente, la caccia al boss è già scatatta. Gli investigatori del Costarica hanno aperto un'indagine e sono alla ricerca del latitante evaso. I funzionari del paese centroamericano hanno anche dichiarato che il figlio di Joaquin non è entrato in Costarica regolarmente, è probabile che abbia varcato il confine da clandestino. Intanto gli Stati Uniti hanno offerto una ricompensa di 5 milioni di dollari a chiunque segnalerà il luogo dove si trova il narcotrafficante. Il suo nomignolo ha origine nella parola «chaparro», cioè bassotto, e fa riferimento al suo metro e 65 scarso di altezza. Ma Joaquin Guzman Loera è piccolo solo di statura. In Messico, la sua patria, e negli Stati Uniti, che è il mercato principale dove viene spacciata la «sua» droga, è considerato il Lord dei narcos, il Principe dei trafficanti. Il suo patrimonio è valutato in un miliardo di dollari e la rivista Forbes l’ha inserito nella lista dei cento uomini più potenti del Pianeta, destinandogli la 41° posizione in «classifica». Per i messicani, Guzman è un mito. Del male, ma sempre un mito. Protagonista di canzoni popolari, è riuscito ad evitare per anni gli agguati dei «cartelli» nemici e la cattura da parte della polizia, grazie alla «generosa» opera di corruzione di giudici, funzionari locali e agenti. Il re della droga può contare su molti rifugi sparsi nello Stato di Sinaloa, spesso collegati da una fitta rete di gallerie protette da porte d’acciao per rallentare gli inseguitori. Il 9 giugno del 1993 il suo primo arresto in Guatemala. A maggio Guzman era scampato ad un agguato che gli aveva teso l’organizzazione rivale, il «cartello di Tijuana» della famiglia Arellano Félix. Dietro le sbarre della prigione di Guadalajara restò fino al 2001, quando si dileguò nascosto in un carico di biancheria da lavare, dopo aver pagato profumatamente le guardie carcerarie.

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