Da un parte il sindaco di Roma, Ignazio Marino, che rimane in sella nonostante lo tsunami politico-giudiziario provocato da «Mafia Capitale». Dall’altra il governatore della Calabria, Mario Oliverio, inibito per tre mesi dal presidente dell’Anticorruzione, Raffaele Cantone, per via di una nomina giudicata illegittima. Stranezze italiane. Se il primo cittadino di Roma, appena tornato dalle lunghe vacanze, si trova alle prese con un «tutoraggio» di fatto ma continua a svolgere la sua funzione di sindaco senza subire definitive conseguenze, in Calabria basta un’interpretazione estensiva di una norma per fermare, pur temporaneamente, un presidente di regione. A determinare l’inibizione di Oliverio, infatti, è stata la nomina, nel marzo scorso, del Commissario dell’Azienda sanitaria provinciale di Reggio Calabria. In quell’occasione, la giunta calabrese aveva scelto per quel ruolo un medico, Santo Gioffrè. Ma, come denunciato fin da subito dai parlamentari calabresi del M5S, fra cui Dalila Nesci, che si era rivolta, senza risultati, alla stessa Regione, ai ministeri competenti e al Commissario straordinario della sanità calabrese, quella nomina presentava un problema insormontabile, visto che Gioffrè, alle elezioni comunali del 2013, si era candidato alla carica di sindaco del suo paese, Seminara, che ricade nello stesso territorio dell’Asp, Reggio Calabria. E stando al decreto legislativo 39 del 2013, che si prefigge la «prevenzione e la repressione della corruzione e dell’illegalità» nella pubblica amministrazione, «gli incarichi di direttore generale, direttore sanitario e direttore amministrativo nelle aziende sanitarie locali non possono essere conferiti a coloro che nei cinque anni precedenti siano stati candidati in elezioni europee, nazionali, regionali e locali, in collegi elettorali» che comprendano, appunto, il territorio della stessa Azienda sanitaria. Da qui la richiesta vincolante di Cantone al responsabile dell’Anticorruzione della Regione Calabria, Gabriella Rizzo, di rimuovere il manager sanitario e inibire per tre mesi Oliverio. Stessa conseguenza avrebbero subìto gli assessori Vincenzo Ciconte, Carlo Guccione e Nino De Gaetano, cioè la giunta che ha proceduto alla nomina, se nel frattempo il ciclone «Rimborsopoli» non li avesse travolti portando alle loro dimissioni. L’obiezione che lo stesso Oliverio muove alla decisione di Cantone è chiara. Il governatore, dopo aver premesso che «la sospensione riguarda solo i poteri di nomina, che rimangono nella competenza della giunta, e non la funzione del presidente nell’esercizio più complessivo del governo regionale», spiega che «sull’applicabilità di questa norma alla figura di Commissario vi sono diverse interpretazioni, perché la legge prevede esplicitamente la inconferibilità per il direttore generale, sanitario e amministrativo, e non già per il Commissario». Sulla stessa linea il manager Gioffrè: «Il mio predecessore si trovava in una situazione identica, eppure non ci fu nessuna conseguenza, perché i Commissari straordinari sono figure differenti dai direttori generali». Da qui l’ipotesi, quasi la certezza, di presentare ricorso al Tar. Ma l’avvocato Domenico Monteleone, che ha coadiuvato il M5S nei loro ricorsi, aveva fatto presente che le figure di direttore generale e commissario sono «assolutamente assimilabili e coincidenti», tanto che ai «commissari è corrisposto lo stesso trattamento economico previsto per i direttori generali delle aziende sanitarie ed ospedaliere». La Calabria trema per una nomina, il Campidoglio regge nonostante la mafia.
Cantone ferma il presidente della Calabria
Il governatore "bloccato" per 3 mesi. Per il sindaco di Roma è bastato il "tutor"
