Non ci sono solo le proteste degli insegnanti precari che dovranno cambiare regione per diventare di ruolo e gridano per questo alla deportazione. Sul piano nazionale di assunzioni brandito con fierezza dal governo Renzi si stanno addensando altre recriminazioni. Quelle dei 3000 insegnanti diplomati magistrali che, seppur esclusi dal maxi piano di immissioni in ruolo previsto dalla Buona Scuola, pochi giorni fa hanno ottenuto con ordinanza del Consiglio di Stato il diritto ad essere iscritti senza riserva nelle graduatorie ad esaurimento (GAE), e ora reclamano una parte dei posti nel frattempo già assegnati. E poi quelle di una docente precaria che, nonostante un provvedimento del Consiglio di Stato risalente a sei mesi fa, non è ancora stata immessa nelle graduatorie ad esaurimento. E a causa dell'inottemperanza del Miur, secondo il suo legale, avrebbe perso il treno della prima fase (la cosiddetta fase 0) delle assunzioni a tempo indeterminato. Per questo la donna ha depositato il 25 agosto una denuncia - querela in procura a Roma, attualmente in corso di esame nel procedimento in mano al pm Alberto Galanti. Nell'atto si ipotizzano i reati di mancata ottemperanza di un provvedimento dell'autorità giudiziaria e di omissione d'ufficio. Nel mirino ovviamente ci sono le eventuali responsabilità dei funzionari del Ministero dell'Istruzione. Il giudice amministrativo già sei mesi fa aveva riconosciuto il diritto della docente ad essere immessa nelle GAE e all'assegnazione «di tutti gli incarichi conseguenti alla presenza nelle graduatorie ad esaurimento», ad esclusione di quelli previsti dal piano Buona Scuola. In pratica l'insegnante avrebbe avuto diritto a partecipare al cosiddetto «piano 0», cioè il piano di assunzioni che scaturisce dal naturale turn-over per pensionamenti ed altre cause. Un'infornata di immissioni in ruolo che si è conclusa senza che, accusa l'avvocato Michele Bonetti che assiste la docente, il Miur desse corso all'ordinanza del Consiglio di Stato. Un comportamento che avrebbe impedito alla donna di ottenere il posto da tempo agognato. Una situazione che rischia di riproporsi, su scala ben più grande, con i 3000 docenti precari vincitori del maxi ricorso davanti al Consiglio di Stato. L'ordinanza del 31 agosto assegna al Miur 15 giorni di tempo per ottemperare all'obbligo di inserirli a pieno titolo nelle graduatorie ad esaurimento e, in caso contrario, nomina il prefetto di Milano in qualità di commissario ad acta per l’applicazione del provvedimento. Conseguenze pesanti, che potrebbero anche tradursi in nuove denunce penali in procura. Per disinnescare la mina, il Ministero dell'Istruzione il 2 settembre ha emanato una circolare per comunicare che i 3000 vincitori del ricorso avranno la possibilità di partecipare alle chiamate per i contratti a tempo determinato. E diversi uffici scolastici, da Torino a Bologna a Sassari, avrebbero ottemperato all'ordinanza del Consiglio di Stato. Alcuni di questi, per esempio Torino, avevano però già completato le convocazioni a tempo determinato per le supplenze annuali. «Questi uffici scolastici», spiega l'avvocato Bonetti che ha curato anche il ricorso dei 3000, "dovranno riconvocare le persone che hanno già stipulato in contratti insieme ai nostri ricorrenti Il rischio è che adesso si venga a creare una nuova anomalia».
"Tremila docenti diplomati in graduatoria"
Per loro assunzioni a tempo determinato. Ma la maggior parte dei posti è assegnata
