«L’invito a venire a vivere in Israele non è una questione politica, il nostro richiamo non mette in discussione il diritto degli ebrei di vivere come uguali in qualunque altro Paese» ma «siamo felici per ogni ebreo che decide di prendere parte attiva e fare parte dello Stato ebraico che è ebraico e democratico insieme». Le parole del presidente israeliano Reuven Rivlin, che giovedì sera ha fatto visita alla comunità ebraica di Roma, hanno riempito la Sinagoga. All’interno del Tempio Maggiore della Capitale, infatti, è arrivato l’invito a "ritornare" anche se, ha aggiunto Rivlin, Israele «non desidera intromettersi nelle faccende interne, ma portare avanti un dialogo: mi auguro che questo dialogo possa continuare per una solidarietà indispensabile in un momento di sfide importanti per gli ebrei e Israele». Un dialogo che tra la comunità romana e Israele sembra già esserci. Nel suo discorso di saluto la presidente della comunità ebraica romana, Ruth Dureghello, ha spiegato che «noi siamo dalla parte d’Israele a prescindere da chi lo governa, non ci interessa il nome del primo ministro e il partito di provenienza. Siamo con Israele contro chi ignora il pericolo di un Iran nucleare e sponsor del terrorismo. Siamo per Israele perché sentiamo Israele come una parte di noi stessi». Fondamentale la questione dell’Iran anche per Rivlin che ha parlato dell’accordo come «un segnale d’allarme». Aggiungendo che «l’Iran è una minaccia non solo per Israele ma per tutto il mondo».
"Ebrei tornate in Israele. L’Iran è una minaccia"
Discorso del presidente Rivlin nella sinagoga della Comunità di Roma: "Segnali allarmanti per il mondo intero"
