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Sono mafiosi gli "amici" di Esposito

Condannate a 15 anni le persone in rapporti col giudice del caso Berlusconi Avvocato e sindaco di Scalea intercettati con la toga della Cassazione

Quindici anni di carcere per associazione mafiosa per gli amici del giudice Antonio Esposito, il presidente di sezione della Corte di Cassazione che ha condannato Silvio Berlusconi. La sentenza che in primo grado ha inflitto tre lustri di carcere ad Antonio Nocito, avvocato calabrese, e altrettanti a Pasquale Basile, ex sindaco di Scalea (Cosenza), arrestati tre anni fa perché coinvolti nell’indagine per mafia che ha travolto la giunta comunale e portato allo scioglimento del Comune per l’infiltrazione della ’ndrangheta, è arrivata ieri alle 17.30 dal tribunale di Paola. L’inchiesta, lunga e complessa, si è basata essenzialmente sulle migliaia di intercettazioni telefoniche. Ed è proprio in esse che si trovano le chiacchierate fra Esposito e Nocito, quest’ultimo considerato dai magistrati l’uomo di collegamento fra le cosche ed alcuni esponenti politici, intenti a spartirsi gli appalti. Il nome del giudice, come Il Tempo ha scritto già due anni fa, è emerso quando il difensore del sindaco Basile, Vincenzo Adamo, ha inserito nella sua lista testimoni proprio la toga napoletana. L’intento del legale era chiaro: dimostrare che le frequentazioni di Nocito, tra le quali, appunto, quella del giudice Esposito, accreditavano agli occhi del suo assistito la figura del legale come persona affidabile (ma il tribunale quella testimonianza non l’ha ammessa). Come dimostrano i brogliacci, infatti, il 25 dicembre 2012, ad esempio, Nocito telefona al giudice Esposito per fargli gli auguri di Natale e il 31 marzo 2013 lo richiama per quelli di Pasqua. Il 9 maggio 2013 ancora una telefonata. Nocito chiama Esposito per dirgli che è a Roma. Il giudice gli spiega che il sindaco Basile ha tolto dalla sua disponibilità un immobile comunale ed apostrofa il primo cittadino con l’appellativo di «autentico stronzo», accusandolo di fare «una serie di scorrettezze» e di essere «uno scostumato». Nocito condivide: «Uno scostumato, si si, bravo preside’…». Alla fine della telefonata, i due si mettono d’accordo per incontrarsi a Scalea: «Io domani pomeriggio sono a Sapri, poi sabato potrei anche fare un salto», afferma Esposito, che poi aggiunge: «Ma dovrei comunque poi vedere di parlare con questo stronzo (…). E comunque sabato io, possiamo pure incontrarci, va bene?». Nocito concorda: «Va benissimo, ok…ciao preside’, arrivederci preside’…». Telefonate intercorrono anche fra Esposito e Basile, come quella del 20 ottobre 2010, quando l’allora sindaco chiama il giudice per scusarsi di non averlo potuto richiamare ed Esposito replica che è a Scalea con la moglie e dunque possono vedersi per una chiacchierata. Ma sul rapporto fra Nocito ed Esposito ha detto la sua, interrompendo una serie di domande degli avvocati difensori, anche il pm Vincenzo Luberto: «Che Nocito avesse una serie di conversazioni, una serie di contatti, di dialoghi con persone degne di considerazione sulla scorta di quello che rappresentano dal punto di vista istituzionale, è un dato che c’è nel processo». Quando la notizia dei rapporti fra Esposito e Nocito è divenuta pubblica, il giudice ha parlato di affermazioni «false e strumentali» che avevano il fine di delegittimarlo, e ha spiegato di non aver «mai avuto rapporti di amicizia con alcuna delle persone coinvolte nell’inchiesta giudiziaria», e che con Basile e Nocito ha avuto «saltuari e sporadici incontri nei brevi periodi di vacanza» a Scalea. Ma nel corso del processo, l’avvocato Adamo ha chiesto a Francesco Cutugno, docente di Elaborazione del linguaggio naturale all’Università Federico II di Napoli, di analizzare i file audio raccolti nel corso dell’indagine attraverso la cosiddetta «pragma-linguistica», e cioè l’analisi del tono che consente di stabilire in modo piuttosto preciso i ruoli rivestiti dagli interlocutori. Il consulente è giunto alla conclusione che fra i casi «esemplari di manifestazione di deferenza», c’è proprio «la posizione pragmalinguistica assunta dal Nocito nei confronti del giudice Esposito». Secondo il perito, ad esempio, nella telefonata in cui Esposito chiama Nocito per lamentarsi del sindaco, «l’atteggiamento del Nocito è immediatamente accondiscendente (…), Nocito non argomenta, si lascia interrompere, tutti i suoi segnali discorsivi sono solo diretti all’allineamento, prono, le sue uniche produzioni linguistiche operano a dare ragione all’interlocutore». La conclusione del consulente è chiara: Nocito «ravvede (…) il potere della persona».

Sentenza n. 3046/2019 Tribunale Civile di Roma sezione prima; Sentenza n. 450/2024 Corte d'Appello di Roma sezione seconda civile

Sentenza n. 3046/2019 Tribunale Civile di Roma sezione prima; Sentenza n. 450/2024 Corte d'Appello di Roma sezione seconda civile

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