Caro Direttore,
Magistratura Democratica ha attaccato «a palle incatenate» quello che ha chiamato l’ennesimo «pacchetto sicurezza» per cui «quali giuristi democratici ci ritroviamo a stigmatizzare l’impiego di questo strumento eccezionale, pensato dal costituente per la risoluzione di situazioni imprevedibili e straordinarie», quasi che la messa a ferro e fuoco del centro di Milano costituisca un atto di ordinaria amministrazione, una sorta di normale passatempo dei giovani più dinamici per trascorrere in modo gradevole il weekend.
Diversamente dal comunicato di MD, però, non solo le forze dell’ordine, ma anche la Procura di Milano hanno risposto con il ben noto provvedimento di arresto nei confronti di Youssef Siher motivandolo con argomentazioni assai forti che sono state però messe in discussione anche da osservatori di vario orientamento. Lungo la logica di una dialettica prima politica più giudiziaria, la gip Tiziana Landoni ha rimesso in libertà Siher essendo a sua volta fortemente contestata. La Premier Giorgia Meloni, che ha la responsabilità primaria dell’ordine pubblico, è intervenuta in questa dialettica che, si badi bene, in primo luogo si è sviluppata fra due settori della magistratura, esprimendo la sua condivisione con la scelta fatta a procura e contestando in modo frontale la linea della gip. Non l’avesse mai fatto: l’Anm e il Tribunale di Milano hanno giudicato la sua reazione come «scomposta», «intimidatoria» e addirittura «irricevibile». In sostanza, un ampio settore della magistratura, insieme a tutta l’opposizione, ha affermato la «sacralità» di ogni deliberato della magistratura, e l’autorità di governo non può permettersi di discutere e contestare.
Come Lei sa, caro direttore, anche il sottoscritto ha manifestato in questi giorni dei dubbi sulle motivazioni dell’arresto da parte della Procura, pur ritenendo assolutamente repellenti le posizioni politiche e culturali di Siher, a partire dalla sua valutazione positiva, anzi dalla sua esaltazione del 7 Ottobre. Capisco però anche le ragioni di chi a partire dalle forze dell’ordine e - si badi bene - di un settore autorevole della magistratura quale la Procura di Milano, invece ha deciso quell’arresto per ragioni che adesso a cose fatte sono più chiare. Infatti, anche chi come il sottoscritto è garantista non solo nei confronti degli amici ma anche degli avversari e dei nemici non può fare a meno di ammettere che con quell’arresto si è disinnescata per il 24 Ottobre la miccia di un incendio simile a quello realizzato il 17 Ottobre. Infatti Siher si riprometteva di far seguire al suo primo messaggio puramente politico culturale, un secondo messaggio del tutto operativo nel quale avrebbe indicato le piazze dove si sarebbe dovuta concentrare una mobilitazione simile per obiettivi a quella del 17 Ottobre con le conseguenze che sono facilmente immaginabili. L’assenza di quella indicazione determinata dall’arresto di chi l’avrebbe dovuta fare, ha impedito a chi era sceso in piazza con l’intenzione di ripetere le prodezze avvenute la settimana prima, di poter rifare lo stesso exploit.
Quello che contestiamo alla radice è la messa in discussione della libertà di parola del governo che per di più ha in materia di ordine pubblico la responsabilità primaria e riguarda anche la difesa delle nostre città e di coloro che nei negozi lavorano in essa.
L’ambizione reale di Youssef Siher non va sottovalutata. Dai suoi messaggi emerge che la sua intenzione-ambizione e quella del retroterra che è alle sue spalle, vale a dire al Fratellanza Musulmana, è quella di svolgere il ruolo di un moderno “piccolo Gramsci”, una sorta di atipico Gramsci che ha alle sue spalle non il marxismo nella versione leninista, ma l’islamismo eversivo che punta ad affermare il suo ruolo anche nelle società occidentali, proprio per la loro apertura, puntando a conquistare parti delle case matte decisive, in primo luogo il movimentismo nelle piazze, in secondo luogo la comunicazione e i media, in terzo luogo a giocare la sua partita perfino all’interno della magistratura: il documento dei «giuristi per Gaza» con le conseguenze giudiziarie che abbiamo visto non è un risultato da sottovalutare. Chi lo sottovaluta, non ha capito niente di quello che pure sta avvenendo sotto i suoi occhi. È il caso di una parte cospicua del cosiddetto Campo Largo.
