venerdì di passione

Feltri: quello “scioperificio” che ci toglie il futuro

Centinaia di agitazioni nel 2026, solo a giugno 60. Forse dovremmo fare lo sciopero contro i sindacati

Migliaia di studenti e lavoratori si sono riversati ieri nelle piazze italiane per partecipare allo sciopero indetto dall’Usb. A Milano hanno occupato il piazzale della Centrale e del Politecnico, poi si sono diretti in tangenziale con summo gaudio (si fa per dire) degli automobilisti che bestemmiavano in cinque lingue e assistevano alla sfilata inferociti. A Roma non credo siano andate meglio le cose, c’era timore per il Circo Massimo e per il Colosseo che già qualcuno ha tentato di violare nelle settimane scorse sentendosi un leone nel flusso della storia.

Nel momento in cui leggete saprete già tutto. E sapremo se ha prevalso il buon senso o è stata una caporetto per le istituzioni. Vi rimando per i dettagli alle cronache del Tempo. Mi limito a riassumere la scena: lavoratori che sfilavano stanchi sotto le insegne del sindacato, e un fiume di studenti capeggiati da centri sociali e antagonisti che davano l’assalto ai cordoni della polizia. Sfondavano, avanzavano, fumogeni, governo canaglia, generazione Gaza, «bevi Peroni odia Meloni». La deputata di Avs Ilaria Salis in prima fila a berciare contro il terrorismo mediatico e ad arringare la folla di studenti. A corredo degli assembramenti, tutto il resto che sapete: vie intasate dal traffico, mezzi deviati, impiegati impossibilitati a recarsi sul luogo di lavoro per guadagnarsi la giornata. Anche davanti alle scuole hanno indetto picchetti, chi voleva fare lezione era cordialmente invitato a girare i tacchi. Un professore deve aver provato a spiegare che stavano negando il diritto allo studio, gli hanno urlato contro che uccideva il futuro. Praticamente un delirio.

Le forze dell’ordine come sempre hanno dato prova di eroismo. Mi domando quanto resisteranno ancora a farsi prendere a sassate e insulti da 4 ragazzetti scemi che hanno a stento la licenza media. Nel gran casino c’era il timore fondato di una saldatura pericolosa tra maranza, antagonisti e pro-Pal perché è noto, anche se è vietato dirlo, che ai margini delle città gravita una massa di Italiani di seconda generazione e immigrati col prurito alle mani pronti a riversarsi nelle piazze per spaccare, saccheggiare e fomentare le violenze. «Generazione maranza» si autoproclamano gli stessi centri sociali milanesi coccolati dalle anime progressiste che li considerano baluardi di una cultura alternativa. Sui loro stendardi hanno disegnato una costosa scarpa da ginnastica che schiaccia le teste di Salvini, Meloni, Valditara e Vannacci, a proposto di modi garbati e non violenti...

Anche il 17 ottobre a Milano i manifestanti erano pacifici. Poi abbiamo visto com’è finita: saccheggi, vetrine infrante, commesse asserragliate nei negozi e ragazzini incappucciati nelle felpe di marca che arraffavano le scarpe di lusso e tiravano sassi alla polizia. Da quel giorno si vive in stato di allerta. Droni, esercito, piani speciali per isolare i violenti. Non è militarizzazione delle città, è necessità di tornare a una vita normale.

Alla luce di quei fatti e davanti a quei feriti (diversi dei quali poliziotti), le organizzazioni sindacali e una certa sinistra terzomondista e modaiola (che nel corpo docente trova insigni seguaci) avrebbero dovuto tenere a freno gli ardori e fermare i cortei. Invece no. Per l’ennesima volta hanno aizzato gli animi contro tutti: contro la guerra, contro il caro vita, contro l’assenza di valori, contro Meloni che guida il governo da 4 anni e ha appena tagliato l’irpef e previsto sgravi fiscali per i giovani, ma fa comodo tacerlo.

I ragazzi per definizione cercano una ragione per fare casino e saltare scuola. Non sono diversi da quelli del 68, semplicemente hanno abdicato alla ricerca di valori e contenuti alternativi ai social. Studiano iphonologia e di quella si alimentano. Possiamo assecondare il vuoto generazionale, oppure fare gli adulti e insegnare loro che non è non è a colpi di maranzate che saliranno lo spirito e lo stipendio ma con lo studio, la dedizione e l’impegno. Gli scioperi per definizione non hanno mai prodotto nulla, semmai hanno incrinato e sottratto soldi, tempo ed energie alla collettività. Non ricordo sciopero che si sia concluso con la vittoria dei lavoratori.

Il segretario della Cgil Landini - che va in tv a sovrastare gli ospiti con il suo vocione e a proclamare astensioni dal lavoro come se piovesse - dovrebbe saperne qualcosa, ma se lo ammette forse perde il posto di lavoro. Scendere in piazza in questo periodo storico è sbagliato anche per un’altra ragione. Perché fomenta una pancia violenta che cerca solo uno spiraglio per incanalarsi e diventare distruttiva. È un fuoco che cova sotto la cenere e attraversa l’Europa. E che l’ultimo esponente dell’intellighenzia rossoislamica Youssef Siher - svariate lauree, innumerevoli lingue, amici a sinistra e nei pro-pal e stage all’Ispi - ha ampiamente cavalcato passando indenne (per ora) dal giudizio del tribunale. L’ha aiutato la tempistica: poiché ha fondato il movimento «17 ottobre» quando la protesta era già rivoluzione, è libero di andarsene per le strade e soffiare altro fuoco sulle coscienze collettive.

Siamo il paese dei scioperanti e dei cialtroni. Non vige il sabato del villaggio ma il weekend barricadero della piazza che ferma tutto per accorciare la settimana di lavoro e scivolare allegri verso l’aperitivo del sabato. «Sosterrò gli scioperi quando smetteranno di fare danni ai cittadini e non verranno più proclamati il venerdì», diceva qualcuno più autorevole di me.

Ho fatto una rapida ricerca in risposta a quanti accusano Meloni di autoritarismo e censura. Sono state centinaia le agitazioni nel 2026, sessanta nel solo mese di giugno, forse il caldo rinforza gli aneliti alla pace e al lavoro. Pensate che Landini ne ha indetta uno per il 20 novembre. Dice che è il momento di produrre cambiamenti reali e invita a scendere in piazza unendo «le battaglie di lavoratori, pensionati, studenti e giovani».

Non ci toglie il futuro la Meloni, ce lo leva lo scioperificio di Landini. A quando uno sciopero contro di lui e compagnia sindacanti? Forse è la volta buona che do la mia adesione.

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