l'editoriale

La partita di Meloni e quella di Schlein

Come alla vigilia di un big match di calcio, esaminiamo le tattiche di gioco delle due squadre e l’idea di partita che hanno in testa.

Palazzo Chigi punta su una ordinata campagna elettorale «centrodestra contro centrosinistra», nella convinzione logica che Giorgia Meloni risulti decisamente più affidabile di Elly Schlein e che la coalizione di governo appaia agli italiani più coesa e credibile dell’accozzaglia del campo largo. Come dire: in tempi difficili non è il caso di consegnare le chiavi di casa alla comitiva Conte-Schlein più Bonelli & Fratoianni.

Dall’altra parte, invece, che idea di partita hanno in mente? Anche loro sanno che lo schema di gioco regolare è più favorevole al centrodestra. E allora l’operazione è rendere il campo impraticabile, trasformare la partita in una guerriglia confusa e fangosa. Non «centrodestra contro centrosinistra»: ma «tutto e tutti contro Meloni», come nel referendum della scorsa primavera. Un frullatore impazzito per mescolare tutto guerre in giro per il mondo, energia, prezzi, toghe, inchieste nella speranza di creare un clima anomalo, di mobilitazione imprevista e incontrollata, incendiando scuole e università, generando un caos da imputare e scaricare addosso al governo. Il progetto è confuso ma pericolosissimo: non esclude forzature di piazza e momenti di tensione grave.

Che deve fare, a nostro avviso, il centrodestra, davanti a questa intenzione degli avversari?

Primo: mantenere i nervi saldi, «leggere» in anticipo le mosse altrui, riconducendo la partita alle risposte concrete da dare ai cittadini, senza farsi trascinare nella rissa.

Secondo: con continuità, deve richiamare gli italiani a un saggio confronto. State con Meloni o con Schlein? In un momento delicato, a chi vi affidereste?

Terzo: occorre chiedere e ottenere correttezza nel comportamento delle tv, che giocheranno un ruolo decisivo. In particolare la Rai ha scelto, inspiegabilmente, di arrivare a quest’autunno con una programmazione di informazione politica in molti casi debole e inadeguata. C’è una cosa che il servizio pubblico dovrebbe fare per correggere questo suo errore: almeno, garantire in ogni spazio vecchio e nuovo, di informazione o di infotainment il metodo del faccia a faccia, del contraddittorio uno contro uno. Sarebbe un modo di assicurare correttezza informativa. Consentendo al telespettatore di distinguere l’area della ragionevolezza da quella del caos.

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