Una linea del tempo della propria vita, da zero a trent’anni, annotata sul cellulare. E all’altezza dei 19 anni, due parole: “radicalizzazione IS”. È il contenuto che “Fuori dal coro”, il programma di Mario Giordano su Rete 4, attribuisce a Salim El Koudri. Il 31enne è accusato di essersi lanciato con l’auto sui passanti nel centro di Modena il 16 maggio scorso: otto persone ferite, una delle quali è morta. Il servizio esclusivo di Cristina Autore, andato in onda domenica 1 novembre, mostra appunti e cronologie di navigazione che il programma presenta come ritrovati sui dispositivi dell’uomo.
“È proprio lui, all’età di 19 anni, a scrivere radicalizzazione IS, che sta per Isis”, afferma la giornalista. Secondo la sua lettura, questo significherebbe che El Koudri “già a 19 anni aveva intrapreso un percorso di radicalizzazione islamica”. Negli appunti compaiono anche le espressioni “identità”, “limbo ideologico” e “crisi identitaria”. Per l’inviata si tratta di annotazioni “compatibili con quello che dovrebbe essere un vero e proprio percorso di radicalizzazione tipico dei terroristi”.
Il servizio passa poi alle ricerche online. Nell’aprile 2026, alcune settimane prima dei fatti, El Koudri avrebbe cercato sul computer la parola “Isis” e visualizzato immagini legate all’organizzazione, tra cui la bandiera nera, che secondo il programma avrebbe pubblicato sul proprio profilo. Ci sarebbero anche ricerche su “stato islamico” e “attentato terroristico”, su Charlie Hebdo, sulle Torri Gemelle e sul quartiere ebraico di Londra. Infine le armi: “Alle 20 e 30 ricerca AK-47”, racconta Autore, e poi “mitra, mitragliatrici di ogni tipo”. Il commento della giornalista: “Guardate, c’è davvero di tutto”.
La magistratura, però, è arrivata a conclusioni diverse. Nei giorni scorsi la procuratrice aggiunta della Dda di Bologna, Morena Plazzi, ha escluso l’aggravante della finalità di terrorismo e non ha riscontrato legami con gruppi organizzati. Il fascicolo resta così alla Procura di Modena, che quell’aggravante non l’aveva mai contestata. El Koudri è in carcere, indagato per strage aggravata dalla morte di Monica Esposito, la 55enne deceduta dopo due mesi di ricovero: un reato per cui è previsto l’ergastolo. La perizia psichiatrica, discussa il 2 ottobre in incidente probatorio, lo ha ritenuto capace di intendere e di volere al momento dei fatti. Secondo i periti, il gesto non è espressione del disturbo di cui soffre ma nasce da “frustrazione, rancore e finalità rivendicativo-dimostrative”. Il difensore, l’avvocato Fausto Gianelli, sostiene invece che il movente sia “un delirio più o meno compensato”. I legali di alcuni familiari della vittima parlano da sempre di un atto terroristico.
Il servizio di Rete 4 si inserisce quindi in un confronto ancora aperto sulla natura del gesto: rancore personale o matrice ideologica? Per ora la magistratura ha escluso il terrorismo. Sarà l’eventuale processo a stabilire che peso abbiano quegli appunti. Fino a sentenza definitiva vale per El Koudri la presunzione di innocenza.
