L’ultima follia a 5 Stelle. Invitano i familiari di uomini vicini ai terroristi che, per attaccare le nostre più alte cariche governative, se la prendono coi loro innocenti fanciulli. È quanto accade venerdì a Montecitorio. In una conferenza stampa organizzata dalla pentastellata Stefania Ascari, viene tirata in ballo la figlia del nostro presidente del Consiglio da un parente di un uomo legato ad Hamas.
Elyas Safiya, chiedendo la liberazione del padre Hussam Abu (detenuto perché accusato di essere membro dell’organizzazione terroristica responsabile del massacro del 7 ottobre), si rivolge direttamente alla premier e ai suoi cari: «Quando torna a casa e chiama sua figlia Ginevra, vorrei ricordarle le Convenzioni di Ginevra, che prevedono la protezione del personale sanitario. Come lei ama la sua piccola e desidera vederla ogni giorno, io sento la mancanza di mio padre».
Se è naturale l’apprensione di un giovane per il papà, è, alquanto, inopportuno e “da condannare” il riferimento alla piccola di casa Meloni, certamente estranea alle scelte di Israele.
L’intervento diventa ancora più controverso alla luce di un contenuto pubblicato sui social, poi diventato virale, nel quale appare la prima inquilina di Piazza Colonna con in braccio la figlia. Un post, tra l’altro, condiviso da Europe Palestine Network e da Nur Resilienza, la pagina dell’imam di Torino, Brahim Baya, noto per posizioni non del tutto moderate. Ecco perché quanto accaduto nell’ultimo weekend, nei palazzi romani, genera più di una semplice polemica. Nel mirino finisce sia chi ha pronunciato quelle parole fuori luogo, sia chi ha invitato l’ospite, senza prenderne le distanze. Anzi, la deputata M5S, già finita sotto i riflettori per alcune fotografie con Mohammad Hannoun, presidente dell’Associazione Palestinesi in Italia (arrestato il 25 dicembre nell’ambito di una maxi-operazione antiterrorismo coordinata dalla Procura e dalla Dda di Genova), dopo l’intervento di Safiya, rivela che è un «onore» e un «dovere» accoglierlo a Roma e averlo come protagonista di determinati incontri. «A lui e al suo papà – ribadisce – voglio dire che siamo al loro fianco».
Immediata, quindi, la reazione del primo partito di maggioranza. «Un episodio squallido e inaccettabile – dichiara Galeazzo Bignami, capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera – che evidenzia il basso livello morale dei rappresentanti del Movimento». Esprimendo solidarietà alla leader e a sua figlia, l’augurio del parlamentare bolognese è che Giuseppe Conte utilizzi «parole nette di condanna e non come al solito ambigue».
Per Silvio Sallemi, vicecapogruppo di FdI al Senato, l’«inciviltà» grillina, «che si manifesta, attraverso i suoi sinistri legami con certi ambienti, non ha più ritegno». Sulla stessa lunghezza d’onda il suo collega Gianni Berrino, secondo il quale quanto verificatosi nella capitale «è gravissimo e non può passare sotto silenzio». Ascari, a suo dire, dovrebbe «spiegare agli italiani perché ha trasformato una sede istituzionale in una tribuna per un’iniziativa che ha sollevato interrogativi pesantissimi sui messaggi veicolati e sulle persone coinvolte».
Essere solidali col popolo palestinese, infatti, è una cosa.
Altro è dare spazio a messaggi che non prendono le distanze, in modo inequivocabile, da chi semina morte e distruzione. «I due aspetti – ribadisce – non devono e non possono essere confusi».
Ancora più dura la deputata e responsabile Immigrazione di FdI, Sara Kelany: «Strumentalizzare una bambina e l’immagine della premier sui social è un atto di una gravità inaccettabile che va ben oltre il normale contrasto politico.
Quello che è accaduto rappresenta una pagina vergognosa to vile e speculativo», mentre lo è ancora di più l’atteggiamento di chi ha organizzato la discussa convention.
L’assurdità, però, è che la parlamentare a 5 Stelle, al posto di condannare o almeno far luce sull’uscita inopportuna dell’amico-relatore, dopo la pioggia di commenti e critiche, se la prende con chi cerca spiegazioni. «Fratelli d’Italia – sostiene Ascari in una nota – smetta di rovesciare la realtà. Nella conferenza alla Camera, Elyas Safiya ha chiesto aiuto per riabbracciare suo padre. Si è rivolto alla presidente del Consiglio, facendo appello alla sua sensibilità di madre e dicendo semplicemente che come lei ama sua figlia e desidera vederla ogni giorno, lui ama suo padre, vorrebbe poterlo rivedere e abbracciare. Dove sarebbe l’attacco? Indichino le parole, invece di inventare offese».
Leggendo il comunicato della deputata del M5S, sembra quasi che Hussam Abu Safiya, pediatra e direttore dell’ospedale Kamal Adwan di Gaza, sia un eroe detenuto «ingiustamente» da Gerusalemme. Alcun riferimento, al contrario, ai presunti contatti con alcuni degli uomini più pericolosi e sanguinari del pianeta. Il tutto viene ridotto a una semplice «strategia» dei sodali di Meloni per trasformare un «appello all’amore in un’offesa che non esiste». Nessun riferimento, invece, alla piccola Ginevra, ancora una volta, tirata in ballo senza motivo.
