Insultati, maltrattati e picchiati. Ripresi con i videofonini quando provano a difendersi e chiamati «bastardi», all’occorrenza. Sono i poliziotti d’Italia, i tutori di un ordine ambito da pochi: sbeffeggiati, mandati in ospedale e denudati perfino, da chiunque non gradisca la loro presenza. Abbiamo raccolto alcune testimonianze di agenti, tutti rappresentanti del Sap, ai quali è stato riservato almeno uno di questi trattamenti durante il proprio lavoro. «Stavo prestando servizio sulla volante in zona Conca d’Oro quando siamo stati chiamati per un’aggressione in strada – racconta Fabrizio Rossi del Commissariato Vescovio - Era il 26 luglio scorso e il ragazzo che ci siamo trovati di fronte aveva già picchiato diverse persone scelte a caso. Licenziato e lasciato dalla ragazza di colore due giorni prima, aveva messo a segno la propria vendetta quella mattina prendendo a pugni il primo uomo africano capitatogli a tiro. La vittima, un diplomatico in servizio a Roma, venne portato d’urgenza in ospedale mentre io e il collega provavamo a fermarlo. Dopo avermi detto che per noi poliziotti aveva rispetto, il ragazzo visibilmente ubriaco mi ha aggredito con due pugni facendomi scoppiare un timpano, lesionandomi il tendine della spalla e sublussandomi il menisco. Da lì ne è nata una colluttazione – aggiunge il consigliere provinciale del Sap - lui faceva arti marziali, io pratico Jet kune do quindi ho reagito. È stato mentre mi difendevo che una passante mi ha gridato "bastardo, i pugni no" dopo tutti quelli che avevo preso io e la sorella del ragazzo poi arrestato è intervenuta per immortalare la scena con un telefonino, urlandomi che avrebbe usato tutto contro di me. Ma questo non è niente. La notte di Capodanno del 2014 un rom del campo di Tor di Quinto, fermato mentre guidava ubriaco in piazza Sempione, ha aggredito me e il mio autista a calci e testate. Al collega ha strappato la divisa, a me ha lesionato il tendine del ginocchio. Finalmente portato in commissariato, ha picchiato anche il poliziotto del corpo di guardia, gridando a un’agente donna corsa in nostro aiuto che le avrebbe "infilato la pistola nelle parti intime, prima di sparare a lei e ai figli". Ha anche tentato di corrompere i vigili con 50euro sotto i nostri occhi per non farsi fare l’alcol test». «È così e sarà sempre peggio – conferma Massimo Pascucci, agente al commissariato Prenestino - Continuiamo ad essere vittime sacrificali, dobbiamo solo subire e i funzionari non hanno più la possibilità di ordinare le cariche altrimenti vengono rimossi. A me gli "indignados" che a ottobre del 2011 distrussero piazza San Giovanni hanno rotto un braccio dopo il lancio di sampietrini e transenne. Un mio collega ci rimise un malleolo ma l’arresto lo abbiamo comunque portato a termine. Il responsabile, un giovane romeno, venne anche condannato a risarcire me e l’altro agente ferito, ma essendo nullatenente non darà mai un euro di quanto dovuto». «La situazione è sempre calda - spiega Gianni Calimera, capo pattuglia a Prenestino dal 2008 - Almeno una volta al mese uno di noi viene ferito in servizio. A me e al mio collega un albanese ci ha travolto con la macchina rubata durante un posto di blocco. Era maggio dell’anno scorso: l’uomo, che già doveva scontare un mese di reclusione per furto, ci costrinse a un inseguimento a piedi sulla corsia di sorpasso del vialone di Tor Bella Monaca prima dell’arresto».
"Io pestato a sangue mentre difendevo una donna in pericolo"
I rischi dei poliziotti, la testimonianza
