Attualità

Martina tornata in carcere da sola

Il figlio Achille dimesso dalla clinica è in una comunità dei servizi sociali In attesa dell’adozione mamma e papà potranno incontrarlo «in protezione»

È andata come i giudici avevano deciso fin dall’inizio. Martina e Achille hanno lasciato la clinica Mangiagalli ognuno per la propria strada. Separati, dunque. Ma si spera non in modo definitivo. Sfuma l’ipotesi comunità Don Mazzi, sfuma pure l’opzione Icam. La neomamma è tornata in cella a San Vittore. Il suo piccolo, nato la notte tra il 14 e il 15 agosto, in una comunità «dove potrà essere accudito, educato e assistito amorevolmente», con la possibilità «di essere visitato da mamma, papà e nonni con modalità protette e osservate». Un compromesso in attesa che si compia l’iter per l'adozione a cui potranno partecipare anche i nonni di Achille. Si chiude così, per ora, la vicenda di Martina Levato e del piccolo nato dalla sua relazione con Alexander Boettcher. Mamma e papà stanno scontando la pena di 14 anni per aver sfregiato un coetaneo con l’acido. Achille è il bimbo nato dalla «volontà di purificazione»della sua mamma. È un provvedimento firmato dagli stessi giudici che avevano cancellato il divieto di contatto tra mamma e figlio sancito dal pm Annamaria Fiorillo ad aver deciso che nè Martina nè Alex «sono in grado di potersi occupare adeguatamente del figlio considerato lo stato detentivo di entrambi, che al momento si prospetta in tempi più lunghi rispetto alle prime fasi di sviluppo dell'infanzia del bambino». Ai due ragazzi è stato comunque lasciato uno spiraglio per vedere il bimbo e sul loro comportamento vigileranno i servizi sociali incaricati di stilare una relazione entro il 30 settembre. Il primo a uscire, dopo le 12, è stato il piccolo, preso in custodia dai servizi sociali e portato in una struttura scelta dal Comune. Poi nel pomeriggio è toccato alla mamma. Quando ha saputo che doveva tornare in carcere, Martina Levato ha avuto una crisi violenta di pianto e una parte dei medici della Mangiagalli non avrebbe voluto farla uscire. Il rientro ritardato in carcere non è stato gradito però al pm Marcello Musso, titolare delle indagini, il quale ha chiamato l'ospedale per avere chiarimenti e alla fine un'auto della polizia penitenziari ha riportato la neo mamma in carcere. In vista del procedimento per l'adozione non sarà facile per i nonni paterni o materni avere la custodia del bimbo. La loro idoenità, hanno spiegato i giudici «dovrà essere comunque vagliata, in quanto sono emersi elementi di conflittualità e di grave tensione per entrambi i genitori con le rispettive famiglie d'origine». E sono molto severe anche le parole usate dai magistrati per spiegare il «no» a Marina e Alex come genitori a tempo pieno: «Il bambino - si legge nel documento - è stato completamente messo in secondo piano rispetto al loro progetto criminoso, sganciato dalla centralità che un figlio dovrebbe avere nel pensiero dei genitori».

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